sabato 11 settembre 2010

INCREDIBILE DELITTO COMMESSO A UNA GIOVANE MAMMA ITALIANA


E’ stata rapita una bambina neonata alla madre che l’aveva da poco partorita perché la stessa aveva rifiutato di abortire, come le autorità locali le avevano chiesto.

Questa notizia è stata data oggi, 10 settembre 2010, dalla televisione di Stato, accreditandola e giustificando il rapimento a causa della mancanza di mezzi per il sostentamento della figlia.

Questo episodio dimostra che due volte lo Stato si comporta in modo scorretto:
- quando non usa le tasse innazitutto per l’assistenza, la sicurezza ed il necessario sostentamento di tutti i suoi “sudditi”. Infatti, così facendo non ci considera suoi membri, come la dignità di ogni essere umano comporterebbe;
- quando, senza validi motivi, ruba i figli a una madre per darli a chi madre non è.

Si tratta di una iniqua violenza compiuta dallo Stato Italiano contro una giovane madre di 20 anni, i cui mezzi di sostentamento arrivano solo a 500€ e che ha supplicato le autorità di lasciarle tenere la sua tenera creatura.

La stessa informazione faceva presente che non esistevano alcuna altre motivazioni di inadeguatezza o di incapacità della madre di far crescere la sua bimba, anzi sottolineava che si tratta di un’ottima persona, matura, seria e di sani principi (servizio andato in onda sulla RAI3 alle h. 14.00).

Il primo dovere della società è quello di garantire la possibilità e sicurezza di vita a tutti i suoi membri, soprattutto attraverso le strutture di assistenza sociale, istituite perché sostentino ogni essere umano, anzitutto fisicamente e poi socialmente, conforme all’antico principio “primum vivere, deinde filosofare”.

La notizia che la televisione ci ha dato è stata subito seguita dal richiamo dell’obbligo di assistere e non abbandonare i cani e tutti gli animali randagi.

La bimba sottratta è stata considerata e trattata come un animale randagio, non abbandonata ma cacciata via dalla sua mamma e portata in un canile, cioè un’altra casa, dove ha trovato chi le darà la possibilità di vivere ancora.

Non si critica l’adozione, che comunque deve essere considerata solo un estremo rimedio ad un estremo male che non rientra nel caso trattato.

Lo Stato Svizzero, attraverso l’assistenza sociale, garantisce economicamente ogni famiglia costituita solo da madre e figlia, priva di mezzi di sussistenza: pagando viveri, alloggio e tutti i costi delle necessità di vita.

Il fatto stesso che la legge italiana permetta questi delitti, anche a livello regionale e locale, evidenzia ignoranza, incoscienza e scorrettezza umana, perché solo l’economia ha occupato tutti gli spazi della coscienza che mobilita ogni comportamento.

Anche qualora fosse l’unico atto discutibile, commesso o permesso dallo Stato italiano, dovrebbe farci vergognare di essere italiani.



Dott. G. Basso, psicologo e psicoterapeuta

mercoledì 1 settembre 2010

LA MAMMA CREA LA GRANDEZZA DELL’ANIMA DELLA SUA CREATURA


Tutte le cellule fisiche della persona sono psichicizzate, cioè sono caratterizzate dalle caratteristiche psichiche specifiche della persona, com’è dimostrato dai disturbi psicosomatici, cioè di origine psichica, dalle disfunzioni e dalle funzionalità organiche psicosomatiche, cioè di origine psichica, dalle sensibilità e insensibilità psicosomatiche, cioè di origine psichica.

Infatti, senza cellule non c’è coscienza, non c’è psiche, non c’è anima.
L’anima è costituita dalla coscienza e dalla psiche. Non c’è anima umana senza cellule, ci può solo essere anima definita angelica, cioè angelo.

La coscienza umana agisce attraverso il sistema cellulare dell’essere umano, gestito dalla razionalità e dall’istintività. Il corpo, avendo origine dall’integrazione delle cellule maschili con le cellule femminili, fa incontrare la psichicità della donna con la psichicità dell’uomo, costituendo la struttura dell’anima filiale.

Tuttavia lo sviluppo della fisicità cellulare, e pertanto della coscienza individuale, filiale e psichica, avviene prevalentemente nel corpo, attraverso la cellularità fisica e psichica e attraverso l’anima della madre.

La madre dà al figlio più del suo, più di se stessa, più delle proprie cellule e quindi più della propria coscienza, più della propria psichicità e della propria anima.

Le cellule del maschio sono quelle dell’iniziativa alla vita che si è decisa di creare e costruendo la singolarità, la diversità individuale e l’irripetibilità, infatti, è impossibile creare una vita identica a un’altra vita, l’essere umano può creare solo delle somiglianze di vita, somiglianze ad altre creature.

Questi processi della creazione affermano la grande verità che Dio, del quale l’uomo è immagine e somiglianza, ma non è altro Dio, crea la vita servendosi dell’uomo (cioè crea anima e corpo servendosi dell’uomo).

Questi processi creativi e simbiotici dimostrano che fondamentalmente i figli sono necessariamente più della madre che del padre, come dimostra l’intenso rapporto simbiotico della madre con la propria creatura, che solo più tardi viene superato, ma che esige che siano necessariamente affidati alla madre i bambini di genitori che si separano.


(Dr. Giovanni. Basso, psicologo e psicoterapeuta)

giovedì 5 agosto 2010

L’UOMO È LIBERO MA LO STATO “PATRIA” LO FA SCHAVO



Tutte le Patrie esercitano sulla popolazione diritto di vita e di morte, attraverso l’uccisione: fatta di armamenti, di guerre e di bombardamenti che tutti gli appartenenti debbono preventivamente accettare.
Patria, Stato, Nazione sono nati dalla violenza e si mantengono attraverso la violenza.

Con estrema chiarezza il Giusti, nell’inno all’Italia afferma: “ di libertà e di gloria: scheletri che vi importa?” Che interessa a voi una Patria libera, ma voi sotto terra? E ancora: “a noi larve d’Italia, mummie della matrice, è becchino la balia e anche la levatrice!”,concludendo “...e quando si rimuore: ti ruba il funerale!

Tutto ciò può accadere perché gli Stati si affermano ignorando e negando la costituzione dell’IO, che è costituzione dell’Essere Umano, e perciò lo gestiscono attraverso la proprietà, come una bestia, e la bestialità è schiavitù.

Quella di certi Avvocati Matrimonialisti è diventata un’altra istituzione della violenza dello Stato-proprietario dei cittadini, approfittando specialmente del livello-stato infantile.
Infatti ricorre al linguaggio e al costume spartano che militarizzava i maschietti dall’età di 4 anni, sottraendoli alle famiglie e costringendoli a vivere in caserma, che oggi sono chiamate istituzioni protettive...

Oppure come l’antica civiltà romana, che delegava al “paterfamilias” il diritto di vita e di morte su moglie e su figli.

Genitori, Stato, Giudici, Avvocati Matrimonialisti e chiunque abbia potere, o ritiene di averlo: la civilizzazione vi impone l’onestà di coscientizzare la costituzione dell’Uomo, per smettere di schiavizzarlo.

L’uomo, quando nasce, è costituito da tre dimensioni dell’IO:

1- L’IO egocentrico, che permane in tutta la sua esistenza e dal quale non si deve mai staccare. Infatti “IO” è la parola che pronunciamo più volte al giorno e alla quale riferiamo tutte le nostre esperienze di vita. Se così non fosse: si tratterebbe di stato patologico di alienazione, o di schizofrenia. Nulla e nessuno lo deve sostituire o indebolire.

2- L’IO sociale, che significa: io ho bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di me; incomincia dal rapporto simbiotico del bambino con la madre, dopo la quale scopre la figura paterna, e dopo i genitori scopre gli altri, la società e il mondo che lo circonda e del quale è “socio”. Questa dimensione dell’IO la rende membro e non proprietà della società.

3- L’IO cosmico, IO infinito, costituito dall’istinto di vita, che niente e nessuno ha il potere o il diritto di contrastare, tutte le Strutture Sociali debbono solo garantire che ogni istante di vita lo portino verso la vita, e mai verso la morte. Quindi nessuno è obbligato a morire per la Patria.

Nessuna di queste componenti è più importante dell’altra, perché tra componenti essenziali non si imposta mai un rapporto di forza: primo, secondo,ecc..

E soprattutto l’Uomo è uomo perché è libero. La libertà sviluppa la coscienza, senza libertà non si è uomini, ma schiavi. Solo la coscienza fa l’uomo libero e la libertà fa conoscere il principio del bene e del male.

La libertà gestisce questa trilogia dell’IO, da cui nasce la persona psico-fisica, individuale e irripetibile, perché la rende libera di essere se stessa.

Ogni concetto o convinzione di proprietà sull’Essere Umano, affermata e pretesa da Genitori, da Stato, Giudici o da Eventi Straordinari: è negazione dell’uomo libero e tutte le istituzioni debbono educare ed aiutare l’uomo ad essere libero.

Comunque nell’uomo agisce il principio della compensazione, che sviluppa maggiormente una parte dell’IO, qualora un’altra fosse deficitaria o carente, come nel cieco è evidenziato il senso tattile.

La filosofia di Platone afferma che i bambini, gli handicappati e gli anziani sono della società, sono di tutti e tutti dobbiamo provvedere ai loro bisogni, sottolineando che le debolezze o le carenze dell’IO egocentrico sono e debbono essere necessariamente compensate dalla presenza della componente dell’IO sociale, di cui ogni essere umano è membro, come appunto afferma Platone.

Il diritto di proprietà (= schiavitù) che la Patria vanta esercitando sugli appartenenti-sudditi diritto di vita e di morte attraverso le proprie istituzioni di morte: esercito, fucilazioni dei traditori della Patria, tribunali che emettono infinite condanne a morte, ecc., viola e mortifica l’IO cosmico, costituito dall’istinto di vita, perché la Patria costringe tutti a viverlo sotto la spada di Damocle, che ti può ammazzare quando meno te lo aspetti.

Infatti oggi i disaccordi e le inimicizie tra Stati ci costringono a vivere sotto l’incubo delle esplosioni nucleari, che tutte le patrie ormai sono in grado di produrre.

L’unica limitazione alla propria libertà può essergli imposta qualora scegliesse di danneggiare o distruggere la propria vita.

L’uomo è membro e non dipendente dalla società, e come tale è e deve restare libero, anche di diventare membro di un’altra patria, o di vivere in un’altra famiglia, o con altri genitori, qualora i propri non potessero assisterlo. Ma deve essere libero di scegliere e dimostrando di avere proprie preferenze.

Patria significa "paternità" ed il concetto è nato quando l’uomo è stato creduto superiore alla donna, considerata priva di ogni potere. Paternità e Maternità sono espressione di protezione affettiva, anche attraverso all’autorevolezza, ma non sono e non debbono essere esercizio di potere.

Pertanto la patria è quella dove si ha trovato la migliore possibilità di vita e di lavoro. Solo questa convinzione e questi comportamenti non generano nemici o stranieri , bensì favoriscono affettività e fratellanza, perché sono i migliori processi di vita.

L’antica Roma dichiarava: “si vis pacem: para bellum!” (se vuoi la pace: prepara la guerra!), che un grido di dolore di Papa Pacelli, costretto ad assistere lo scoppio della seconda guerra mondiale, ha reclamato: “si vis pacem: para pacem” ( se vuoi la pace: prepara la pace !).


Dott. G. Basso, psicologo e psicoterapeuta

sabato 17 luglio 2010

AFFIDO DEI MINORI DI GENITORI SEPARATI


( Dr.Giovanni Basso – Psicologo e Psicoterapeuta)


L’affido di minori, figli di genitori separati, evidentemente non può essere gestita dal Giudice, perché il Giudice ha il torto di gestire una “legge uguale per tutti”.

Infatti la “legge uguale per tutti” è sempre e solo una mezza legge, perché è giusto affermare che ci sia una “legge uguale per tutti”, ma deve contemporaneamente anche essere affermata una “legge ad personam” (personale o particolare) che deve necessariamente prendere in considerazione situazioni specifiche e personali del bambino, situazioni specifiche e personali della madre, situazioni specifiche e personali del padre. Lo esige la naturale esistenza di un Giudizio Universale, accompagnato da un Giudizio Particolare.

1 – Situazioni specifiche e personali del bambino: sono le prime e le
più importanti da tenere in considerazione: che età ha? Ha
particolari debilitazioni? Sviluppa una crescita normale, o
precocismi, o ritardi di crescita? L’età cronologica corrisponde
all’età mentale(di cui sono sempre responsabili i genitori)? Con
quale genitore vuole restare? E di quale dei due ha più urgente
necessità?

2 – Situazioni specifiche e personali della madre: quale livello di
simbiosi lega necessariamente ancora la madre alla sua creatura?
Ha eventuali problemi psichici (dei quali deve tuttavia essere
informata)? È capace di non criticare, né di odiare il marito
in presenza del loro bambino? È una persona tranquilla, o è
sempre inquieta, nervosa, sempre scontenta, che critica tutto e
critica tutti? È depressa? Sta bene in salute fisica e psichica? Ha
tempo di dedicarsi sufficientemente ai suoi figli? È permissiva,
o possessiva?

3 – Situazioni specifiche e personali del padre: È persona autoritaria e
violenta (padre padrone!)? Sa non criticare la madre del loro
figlio in presenza di lui? Assisterebbe personalmente il bambino, o
lo affiderebbe ad altre persone? È persona onesta, corretta,
equilibrata? Collabora economicamente, e adeguatamente ai
propri mezzi, al mantenimento e alla miglior crescita dei figli,
anche se questi fossero affidati alla madre?

È possibile che ambedue i genitori possano avere dei problemi controindicativi dell’affidamento, o alcuni di questi problemi sopra citati; il Giudice sarebbe costretto a scegliere il minor male possibile, oltre il male imposto al bambino dalla separazione. Ma se in ambedue ci fossero dei problemi che ipotecherebbero la buona crescita dei figli: in tal caso il Giudice sarebbe costretto ad affidarli a qualche famiglia tra parenti, o famiglie disposte all’adozione, o anche al semplice intrattenimento e ospitalità a tempo indeterminato.

Soprattutto è importante che il Giudice non istituzionalizzi i bambini normali, perché qualsiasi istituto di protezione: non educa ma condiziona, perché è fatto di regole impositive (come le regole di caserma, o delle carceri). Si tenga presente il principio che alle persone normali: la verità si propone, non si impone; come la madre discorsivamente propone ai figli determinati comportamenti.

L’istituto potrebbe essere di aiuto educativo solo se fosse un laboratorio protetto e assistenziale, come dovrebbero essere gli istituti per deboli psico-fisici, in quanto sviluppano la creatività, migliorando quindi la coscienza di se, che è la loro anima (coscienza dell’IO). Infatti ognuno si identifica con quello che fa e sa fare.

Appare pertanto evidente che il Giudice non può, da solo, prendere delle decisioni costituite da tante componenti di cui non è competente.
Quindi deve smettere di far cadere sui bambini personali decisioni arbitrarie, come comunemente i Giudici si comportano.

Come pure le pullulanti associazioni di padri, sono complotti rivendicativi di propri diritti negati, ma le rivendicazioni sono anche vendicazioni, e le vedette sono tutte antieducative.

Il naturale processo e dovere educativo appartiene soprattutto alla madre, che ha generato le sue creature fisicamente e coscientemente e deve continuare a svolgere questo processo generativo.

Ma la generazione è anche distacco da se, cioè: è crescita, come le mamme fanno quando partoriscono, come le mamme fanno tagliando il cordone ombelicale, come le mamme fanno interrompendo la suzione del latte alle proprie mammelle, come le mamme fanno smettendo di accudire ai bisogni fisici dei loro figli, quando raggiungono i tre anni. Come soprattutto le mamme sanno rendere autosufficienti i propri figli (o dovrebbero sapere!).

Fondamentalmente ogni educazione svolta da chi non è madre: è solo compensativa di una grave carenza esistenziale nel processo di crescita del bambino, come la medicina è compensativa della mancanza di salute.

sabato 26 giugno 2010

BAMBINI, RAGAZZI E RAGAZZE SOTTRATTI ALLA FAMIGLIA E COLLOCATI IN STRUTTURE PROTETTIVE




Tutte le Istituzioni Protettive, e parimenti le Istituzioni Punitive (Carceri), sono essenzialmente punitive delle colpe che i minori sono costretti a subire, a causa delle proprie menomazioni, costituite da: povertà (la famiglia non ha mezzi sufficienti di sostentamento), disabilità (handicappati), caratterialità (ragazzi difficili), perdita dei genitori (orfanotrofi), separazione dei genitori, bambini in carcere con la madre, ecc.
Inoltre in nome dell’affermazione che i vecchi diventano bambini: anche i Ricoveri di Anziani sono altrettante caserme.

Pertanto il ricovero in questi Istituti è anche un gesto di colpevolizzazione dei minori, a causa delle suddette menomazioni, per le quali vengono appunto istituzionalizzati.

L’istituzionalizzazione purtroppo è anche la dimostrazione dell’affermazione biblica: ”i vostri padri hanno mangiato l’uva acerba e i figli sono nati con i denti legati”.

Fondamentalmente tutti gli Istituti di Protezione sono identici alle Caserme Spartane, dove i maschietti di 4 anni venivano militarizzati, per formare l’ideale del maschio-soldato spartano.
Infatti tutti gli Istituti debbono adottare una disciplina che renda possibile la loro esistenza.

Ovviamente il mantenimento è accompagnato dalla “educazione”, o “formazione”, che in questo contesto disciplinare si può definire “condizionamento psichico”, che influenzerà tutta la vita degli ex-ricoverati nelle Strutture Protettive.
Forse gli handicappati potrebbero avere bisogno di una assistenza medica, ma ciò non toglie che purtroppo sono sottoposti a disciplina.

Tutto è dimostrato dal fatto che tutti gli istituzionalizzati o i ricoverati se possono scappano il più presto possibile, salvo il processo di condizionamento che li ha persuasi a continuare a restare.

Il processo di civilizzazione comporterebbe che finalmente ogni istituzionalizzazione scomparisse, per dare spazio alle familiarizzazioni, oggi sempre maggiormente possibili. Evidentemente va difeso il diritto di scelta di membri che appartenevano alla propria famiglia, distrutta dalla separazione.
Il Prof. Basaglia è riuscito a fare scomparire i Manicomi, che comunque avevano tante e inenarrabili analogie con le Istituzioni Protettive.

Si potrebbe anche affermare che specialmente l’Istituto Protettivo, pur essendo compensativo di tante carenze, è anch’esso uno psicofarmaco, che condiziona il cervello dei ricoverati.

Pertanto Istituzionalizzare un bambino per sottrarlo al rapporto nefasto con i genitori, o con uno dei genitori, è una violenza peggiore della violenza psichica subita dalla loro separazione. È un punire lui a causa della separazione dei suoi genitori, oltre che essere anche una punizione di uno o dell’altro genitore che non lo ha voluto, o che non permette che l’uno o l’altro benefici della scelta del figlio di restare assieme.

Quindi, in occasione della separazione dei coniugi: anzitutto il primo diritto che esiste e deve essere affermato è la libertà di scelta fatta dal bambino, anche qualora fossero più fratellini e scegliessero tutti di stare tutti dalla stessa parte, trattandosi di esseri umani e non di merce.
Semmai il giudice deve accertarsi che il bimbo sia veramente libero di scegliere e non sia influenzato da subdoli ricatti o minacce.

In base a questi principi naturali, oltre che umani: sembrano inutili le sempre più numerose associazioni, specialmente maschiliste, che vogliono affermare o contrattare i diritti genitoriali; infatti sono tentativi di perversione di una legge naturale, che deve restare indiscutibile.


(Dr.Giovanni Basso – Psicologo-Psicoterapeuta e Perito Grafologo)

lunedì 14 giugno 2010

I FIGLI DEI SEPARATI NON SONO OGGETTI


La separazione dei genitori causa tanti mali ai figli, particolarmente ai minori.

Infatti i figli fisicamente e psichicamente sono fatti e costituiti dalla realtà psico-fisica dei due genitori, che sono ancora la loro vita che li fa crescere, almeno lungo tutto il tempo della inferiore età.
La separazione è perdita di almeno una componente di questo principio di vita al quale i minori sono necessariamente e naturalmente legati e dipendenti, e pertanto crea uno stato di mortificazione in tutti i figli.
Il loro stare con l’uno o l’altro genitore è sempre una compensazione che tende a coprire questo vuoto mortificante.

Altro male della separazione e del divorzio: è l’orfananza e l’abbandono, nonostante siano affidati all’uno o all’altro dei due; è brutto sentirsi orfani, ma è peggio sentirsi orfani di genitori che esistono ancora, perché l’esistenza ne fa percepire ogni giorno la perdita.

Comunque sono tanti e prevedibili i problemi psico-fisici che gli orfani debbono affrontare e risolvere, quando è anticipatamente venuta meno una di queste due componenti energetiche vitali. Particolarmente gli orfani diventano facilmente persone insicure, perché la sicurezza del bambino si fonda sull’unione tra papà e mamma; nonostante sia meglio, anche per i figli, che i due genitori si separino, piuttosto che vivere in discordia o continue conflittualità distruttive dell’amore.

Soprattutto è importantissimo considerare ed apprezzare che la separazione dei genitori provoca e sviluppa un più forte legame, stringimento e solidarietà tra i fratelli, in occasione della perdita di una persona molto importante nella loro vita, sentita come una disgrazia mortale, della quale i fratellini si sentono superstiti.

Qualora un qualsiasi giudice, o qualsiasi altra persona, imponesse ai fratelli di andare avanti nella vita, ma separandosi tra loro: aggiungerebbe e imporrebbe disgrazia a disgrazia, lutto a lutto!

Putroppo a questa iniquità è arrivato un giudice, riconosciuta ed annullata dal Giudice della Corte d’Appello di Salerno, anche in nome della “mitologia” dell’Antica Grecia.

La separazione tra i minori, figli di genitori separati: è mortificazione umana dei medesimi, in quanto considerati schiavi-oggetto – sia pur di valore – motivata dal dovere di distribuire equamente i beni e i mali tra le parti che ne hanno diritto.


Come inoltre è mortificante purtroppo anche l’orfanatrofio, o qualsiasi Istituto, nei quali vengono collocati i minori, i poveri, o i deboli psicofisici: imprigionati a causa di mancanza o perdite di fattori importanti della loro vita, non attribuibili alla loro responsabilità.


Perché le istituzioni non fanno crescere, come solo i genitori possono fare crescere con le loro persone e con i loro mezzi: bensì condizionano corpi e cervelli, sia pure attraverso l’ambiente e la cultura.

Dott. G. Basso, psicologo, psicoterapeuta

mercoledì 9 giugno 2010

LA PEDOFILIA DEI PADRI SPIRITUALI



Ai Sacerdoti piace essere chiamati “Padre” e, preferibilmente, la gente li chiama e li definisce con questo appellativo. Anzi a molti cattolici piace anche definirsi “figlio spirituale” del proprio Padre Spirituale, ed anche i Padri Spirituali chiamano “figli spirituali” quelli che li frequentano.

L’attribuzione del ruolo di “paternità spirituale”: inconsciamente è anche compensativa della carenza e della frustrazione della paternità fisica, mettendo in atto una pulsione comportamentistica imitativa del comportamento dei veri padri fisici.

Comunque tutto quello che avviene a livello di inconsapevolezza, o di non piena consapevolezza, corrisponde sempre ad una perdita di autocontrollo, e soprattutto dell’autocontrollo delle proprie pulsioni genitali, che il soggetto, in stato di piena coscienza aveva promesso e giurato di autocontrollare come impegno più importante della sua scelta di vita.

Putroppo la perdita di autocontrollo delle proprie pulsioni genitali avviene anche tra gli stessi fisici, che con la violenza sessuale, pretendono di esercitare la padronanza sulle proprie creature, anche rivendicando legalmente il diritto di proprietà sui minori, particolarmente nelle circostanze di separazione dei genitori; e i giudici la devono riconoscere, nonostante maltrattamenti e di eventuali abusi sessuali perpetrati verso i loro figli. Questi riconoscimenti legali arretrano la civilizzazione, riportando la società all’epoca dell’antica Roma, quando riconosceva al “paterfamilias” il diritto di vita e di morte su moglie e su figli. Oppure si ripete la”strage degli innocenti”, di erodiana memoria.

Il fenomeno della pedofilia accade più frequentemente in ambienti che raccolgono numerosi bambini “handicappati” da sintomi di povertà, di abbandono, di cecità e sordomutismo, di mutilazione o handicap fsico, di perdita precoce dei genitori; si tratta di orfanotrofi, patronati, collegi e qualsiasi comunità di minori, gestite da persone che hanno scelto il celibato per dedicarsi alla gestione dei bambini adolescenti e preadolescenti colpiti da queste disgrazie. Infatti più le sintomatologie si concentrano: più provocano bisogno di tenerezza, di commiserazione e di compassione.

Comunque le comunità sono sempre costituite da somme di beni e di mali, che pesano enormemente sulla buona e sulla cattiva coscienza di chi li gestisce.
Anche il Papa Woytila aveva scritto la raccomandazione di non concentrare ragazzine nelle sacrestie per fare da chierichette, ma a questo appello non si è dato alcun ascolto, come i fatti dimostrano.

La stessa minor età è un fattore provocatorio di questi interventi pedofili.
Ultimamente questo comportamento è stato favorito, accreditato, o permesso dalla autorevolezza della psichiatria, che il “famoso” psichiatra Richard Gardner ha personificato formulando, sul piano comportamentistico, metodi educativi e rieducativi per soggetti normali e deboli. Evidentemente la teoria di Gardner è stata giustificata dalla “deformazione professionale”, che sempre avviene da parte di chi si dedica esageratamente o esclusivamente all’esercizio nella propria professione. L’impressione che lasciano le sue teorie acquisiscono maggiore importanza anche perché sono idee di un medico e di uno psichiatra, e comunque contengono delle novità o contradizioni a ideologie precedentemente accettate.

A tutto si aggiunge che i comportamenti amorosi frequentemente avvengono in occasione di disgrazie, di disagi, di incomprensioni, di infedeltà, o di qualsiasi dispiacere e si tratta di isterismi compensativi di tutto quello che è accaduto di male; i pedofili normalmente sfogano il proprio isterismo, sempre inventando mali o beni che esistono o non esistono nella realtà delle persone abusate.

Tutti i pedofili ritengono di esercitare un benevolo paternalismo, attraverso la manipolazione sessuale, specialmente i “Padri Spirituali”, affermando di svolgere affettuosamente un’attività di assistenza, di educazione o anche di insegnamento tendendo a identificare con l’amore l’esercizio della propria incombenza e arrivando anche a definirlo missione.

Inoltre può dirsi pedofilia anche l’intrattenimento, comunemente più frequente e più lungo sui comportamenti sessuali, del proprio figlio spirituale, o del proprio allievo, o del proprio educando: attribuendosi il diritto e dovere di fare un discorso di educazione sessuale, specialmente nel periodo della preadolescenza, quando gli adolescenti incominciano a sentire maggiormente le prime pulsioni sessuali.

Il discorso della educazione sessuale assolutamente non appartiene al sacerdote, né all’educatore, né al docente come tale. Chi crea la vita ha il dovere e il diritto di istruire la propria creatura, sulle leggi della vita che gli ha data, creando anche la vita psichica, che è completezza di vita. Infatti questo dovere naturalmente il genitore lo svolge verso i tre anni, quando gli inculca la necessità e la motivazione dell’abbigliamento.

È un dovere che purtroppo deve sempre fare, anche controvoglia, perché insegna il male alla propria creatura, rendendola maliziosa e maligna.

Il sacerdote, che ha scelto di svolgere il compito della educazione e della gestione della spirituale, attraverso la sublimazione mistica della fisicità, cresciuta nello stesso sacerdote, come ogni altro essere umano normale: si è impegnato con il voto perpetuo del celibato, ad astenersi da ogni intervento fisico erotico e genitale sul proprio e altrui corpo.

La pedofilia esercitata dalle persone che hanno scelto il celibato dimostra la inopportunità della qualifica di “voto perpetuo”.
Infatti nella vita accade che sia umanamente sempre possibile cambiare opinione, o convinzione. o scelta.

Più utile ed opportuno in ogni tempo sarebbe allora il “voto temporaneo”, allo scadere del quale il sacerdote e qualsiasi persona “consacrata” possono sentirsi di continuare ad assumersi la responsabilità di quell’impegno, oppure di non sentirsi più in grado di assumersi quella responsabilità.

Come potrebbe accadere che gli stessi responsabili supremi delle istituzioni ecclesiastiche abbiano motivazioni di non ritenere più opportuno l’affidamento di queste responsabilità.

Il rinnovo è sempre un processo di generazione, o di rigenerazione della vita, e la vita l’ha capita solo chi ha capito che bisogna sempre ricominciare; mentre chi ha solo capito che bisogna “continuare”: non ha capito niente del valore della vita.

Dr.Giovanni Basso – Psicologo