sabato 26 giugno 2010

BAMBINI, RAGAZZI E RAGAZZE SOTTRATTI ALLA FAMIGLIA E COLLOCATI IN STRUTTURE PROTETTIVE




Tutte le Istituzioni Protettive, e parimenti le Istituzioni Punitive (Carceri), sono essenzialmente punitive delle colpe che i minori sono costretti a subire, a causa delle proprie menomazioni, costituite da: povertà (la famiglia non ha mezzi sufficienti di sostentamento), disabilità (handicappati), caratterialità (ragazzi difficili), perdita dei genitori (orfanotrofi), separazione dei genitori, bambini in carcere con la madre, ecc.
Inoltre in nome dell’affermazione che i vecchi diventano bambini: anche i Ricoveri di Anziani sono altrettante caserme.

Pertanto il ricovero in questi Istituti è anche un gesto di colpevolizzazione dei minori, a causa delle suddette menomazioni, per le quali vengono appunto istituzionalizzati.

L’istituzionalizzazione purtroppo è anche la dimostrazione dell’affermazione biblica: ”i vostri padri hanno mangiato l’uva acerba e i figli sono nati con i denti legati”.

Fondamentalmente tutti gli Istituti di Protezione sono identici alle Caserme Spartane, dove i maschietti di 4 anni venivano militarizzati, per formare l’ideale del maschio-soldato spartano.
Infatti tutti gli Istituti debbono adottare una disciplina che renda possibile la loro esistenza.

Ovviamente il mantenimento è accompagnato dalla “educazione”, o “formazione”, che in questo contesto disciplinare si può definire “condizionamento psichico”, che influenzerà tutta la vita degli ex-ricoverati nelle Strutture Protettive.
Forse gli handicappati potrebbero avere bisogno di una assistenza medica, ma ciò non toglie che purtroppo sono sottoposti a disciplina.

Tutto è dimostrato dal fatto che tutti gli istituzionalizzati o i ricoverati se possono scappano il più presto possibile, salvo il processo di condizionamento che li ha persuasi a continuare a restare.

Il processo di civilizzazione comporterebbe che finalmente ogni istituzionalizzazione scomparisse, per dare spazio alle familiarizzazioni, oggi sempre maggiormente possibili. Evidentemente va difeso il diritto di scelta di membri che appartenevano alla propria famiglia, distrutta dalla separazione.
Il Prof. Basaglia è riuscito a fare scomparire i Manicomi, che comunque avevano tante e inenarrabili analogie con le Istituzioni Protettive.

Si potrebbe anche affermare che specialmente l’Istituto Protettivo, pur essendo compensativo di tante carenze, è anch’esso uno psicofarmaco, che condiziona il cervello dei ricoverati.

Pertanto Istituzionalizzare un bambino per sottrarlo al rapporto nefasto con i genitori, o con uno dei genitori, è una violenza peggiore della violenza psichica subita dalla loro separazione. È un punire lui a causa della separazione dei suoi genitori, oltre che essere anche una punizione di uno o dell’altro genitore che non lo ha voluto, o che non permette che l’uno o l’altro benefici della scelta del figlio di restare assieme.

Quindi, in occasione della separazione dei coniugi: anzitutto il primo diritto che esiste e deve essere affermato è la libertà di scelta fatta dal bambino, anche qualora fossero più fratellini e scegliessero tutti di stare tutti dalla stessa parte, trattandosi di esseri umani e non di merce.
Semmai il giudice deve accertarsi che il bimbo sia veramente libero di scegliere e non sia influenzato da subdoli ricatti o minacce.

In base a questi principi naturali, oltre che umani: sembrano inutili le sempre più numerose associazioni, specialmente maschiliste, che vogliono affermare o contrattare i diritti genitoriali; infatti sono tentativi di perversione di una legge naturale, che deve restare indiscutibile.


(Dr.Giovanni Basso – Psicologo-Psicoterapeuta e Perito Grafologo)

lunedì 14 giugno 2010

I FIGLI DEI SEPARATI NON SONO OGGETTI


La separazione dei genitori causa tanti mali ai figli, particolarmente ai minori.

Infatti i figli fisicamente e psichicamente sono fatti e costituiti dalla realtà psico-fisica dei due genitori, che sono ancora la loro vita che li fa crescere, almeno lungo tutto il tempo della inferiore età.
La separazione è perdita di almeno una componente di questo principio di vita al quale i minori sono necessariamente e naturalmente legati e dipendenti, e pertanto crea uno stato di mortificazione in tutti i figli.
Il loro stare con l’uno o l’altro genitore è sempre una compensazione che tende a coprire questo vuoto mortificante.

Altro male della separazione e del divorzio: è l’orfananza e l’abbandono, nonostante siano affidati all’uno o all’altro dei due; è brutto sentirsi orfani, ma è peggio sentirsi orfani di genitori che esistono ancora, perché l’esistenza ne fa percepire ogni giorno la perdita.

Comunque sono tanti e prevedibili i problemi psico-fisici che gli orfani debbono affrontare e risolvere, quando è anticipatamente venuta meno una di queste due componenti energetiche vitali. Particolarmente gli orfani diventano facilmente persone insicure, perché la sicurezza del bambino si fonda sull’unione tra papà e mamma; nonostante sia meglio, anche per i figli, che i due genitori si separino, piuttosto che vivere in discordia o continue conflittualità distruttive dell’amore.

Soprattutto è importantissimo considerare ed apprezzare che la separazione dei genitori provoca e sviluppa un più forte legame, stringimento e solidarietà tra i fratelli, in occasione della perdita di una persona molto importante nella loro vita, sentita come una disgrazia mortale, della quale i fratellini si sentono superstiti.

Qualora un qualsiasi giudice, o qualsiasi altra persona, imponesse ai fratelli di andare avanti nella vita, ma separandosi tra loro: aggiungerebbe e imporrebbe disgrazia a disgrazia, lutto a lutto!

Putroppo a questa iniquità è arrivato un giudice, riconosciuta ed annullata dal Giudice della Corte d’Appello di Salerno, anche in nome della “mitologia” dell’Antica Grecia.

La separazione tra i minori, figli di genitori separati: è mortificazione umana dei medesimi, in quanto considerati schiavi-oggetto – sia pur di valore – motivata dal dovere di distribuire equamente i beni e i mali tra le parti che ne hanno diritto.


Come inoltre è mortificante purtroppo anche l’orfanatrofio, o qualsiasi Istituto, nei quali vengono collocati i minori, i poveri, o i deboli psicofisici: imprigionati a causa di mancanza o perdite di fattori importanti della loro vita, non attribuibili alla loro responsabilità.


Perché le istituzioni non fanno crescere, come solo i genitori possono fare crescere con le loro persone e con i loro mezzi: bensì condizionano corpi e cervelli, sia pure attraverso l’ambiente e la cultura.

Dott. G. Basso, psicologo, psicoterapeuta

mercoledì 9 giugno 2010

LA PEDOFILIA DEI PADRI SPIRITUALI



Ai Sacerdoti piace essere chiamati “Padre” e, preferibilmente, la gente li chiama e li definisce con questo appellativo. Anzi a molti cattolici piace anche definirsi “figlio spirituale” del proprio Padre Spirituale, ed anche i Padri Spirituali chiamano “figli spirituali” quelli che li frequentano.

L’attribuzione del ruolo di “paternità spirituale”: inconsciamente è anche compensativa della carenza e della frustrazione della paternità fisica, mettendo in atto una pulsione comportamentistica imitativa del comportamento dei veri padri fisici.

Comunque tutto quello che avviene a livello di inconsapevolezza, o di non piena consapevolezza, corrisponde sempre ad una perdita di autocontrollo, e soprattutto dell’autocontrollo delle proprie pulsioni genitali, che il soggetto, in stato di piena coscienza aveva promesso e giurato di autocontrollare come impegno più importante della sua scelta di vita.

Putroppo la perdita di autocontrollo delle proprie pulsioni genitali avviene anche tra gli stessi fisici, che con la violenza sessuale, pretendono di esercitare la padronanza sulle proprie creature, anche rivendicando legalmente il diritto di proprietà sui minori, particolarmente nelle circostanze di separazione dei genitori; e i giudici la devono riconoscere, nonostante maltrattamenti e di eventuali abusi sessuali perpetrati verso i loro figli. Questi riconoscimenti legali arretrano la civilizzazione, riportando la società all’epoca dell’antica Roma, quando riconosceva al “paterfamilias” il diritto di vita e di morte su moglie e su figli. Oppure si ripete la”strage degli innocenti”, di erodiana memoria.

Il fenomeno della pedofilia accade più frequentemente in ambienti che raccolgono numerosi bambini “handicappati” da sintomi di povertà, di abbandono, di cecità e sordomutismo, di mutilazione o handicap fsico, di perdita precoce dei genitori; si tratta di orfanotrofi, patronati, collegi e qualsiasi comunità di minori, gestite da persone che hanno scelto il celibato per dedicarsi alla gestione dei bambini adolescenti e preadolescenti colpiti da queste disgrazie. Infatti più le sintomatologie si concentrano: più provocano bisogno di tenerezza, di commiserazione e di compassione.

Comunque le comunità sono sempre costituite da somme di beni e di mali, che pesano enormemente sulla buona e sulla cattiva coscienza di chi li gestisce.
Anche il Papa Woytila aveva scritto la raccomandazione di non concentrare ragazzine nelle sacrestie per fare da chierichette, ma a questo appello non si è dato alcun ascolto, come i fatti dimostrano.

La stessa minor età è un fattore provocatorio di questi interventi pedofili.
Ultimamente questo comportamento è stato favorito, accreditato, o permesso dalla autorevolezza della psichiatria, che il “famoso” psichiatra Richard Gardner ha personificato formulando, sul piano comportamentistico, metodi educativi e rieducativi per soggetti normali e deboli. Evidentemente la teoria di Gardner è stata giustificata dalla “deformazione professionale”, che sempre avviene da parte di chi si dedica esageratamente o esclusivamente all’esercizio nella propria professione. L’impressione che lasciano le sue teorie acquisiscono maggiore importanza anche perché sono idee di un medico e di uno psichiatra, e comunque contengono delle novità o contradizioni a ideologie precedentemente accettate.

A tutto si aggiunge che i comportamenti amorosi frequentemente avvengono in occasione di disgrazie, di disagi, di incomprensioni, di infedeltà, o di qualsiasi dispiacere e si tratta di isterismi compensativi di tutto quello che è accaduto di male; i pedofili normalmente sfogano il proprio isterismo, sempre inventando mali o beni che esistono o non esistono nella realtà delle persone abusate.

Tutti i pedofili ritengono di esercitare un benevolo paternalismo, attraverso la manipolazione sessuale, specialmente i “Padri Spirituali”, affermando di svolgere affettuosamente un’attività di assistenza, di educazione o anche di insegnamento tendendo a identificare con l’amore l’esercizio della propria incombenza e arrivando anche a definirlo missione.

Inoltre può dirsi pedofilia anche l’intrattenimento, comunemente più frequente e più lungo sui comportamenti sessuali, del proprio figlio spirituale, o del proprio allievo, o del proprio educando: attribuendosi il diritto e dovere di fare un discorso di educazione sessuale, specialmente nel periodo della preadolescenza, quando gli adolescenti incominciano a sentire maggiormente le prime pulsioni sessuali.

Il discorso della educazione sessuale assolutamente non appartiene al sacerdote, né all’educatore, né al docente come tale. Chi crea la vita ha il dovere e il diritto di istruire la propria creatura, sulle leggi della vita che gli ha data, creando anche la vita psichica, che è completezza di vita. Infatti questo dovere naturalmente il genitore lo svolge verso i tre anni, quando gli inculca la necessità e la motivazione dell’abbigliamento.

È un dovere che purtroppo deve sempre fare, anche controvoglia, perché insegna il male alla propria creatura, rendendola maliziosa e maligna.

Il sacerdote, che ha scelto di svolgere il compito della educazione e della gestione della spirituale, attraverso la sublimazione mistica della fisicità, cresciuta nello stesso sacerdote, come ogni altro essere umano normale: si è impegnato con il voto perpetuo del celibato, ad astenersi da ogni intervento fisico erotico e genitale sul proprio e altrui corpo.

La pedofilia esercitata dalle persone che hanno scelto il celibato dimostra la inopportunità della qualifica di “voto perpetuo”.
Infatti nella vita accade che sia umanamente sempre possibile cambiare opinione, o convinzione. o scelta.

Più utile ed opportuno in ogni tempo sarebbe allora il “voto temporaneo”, allo scadere del quale il sacerdote e qualsiasi persona “consacrata” possono sentirsi di continuare ad assumersi la responsabilità di quell’impegno, oppure di non sentirsi più in grado di assumersi quella responsabilità.

Come potrebbe accadere che gli stessi responsabili supremi delle istituzioni ecclesiastiche abbiano motivazioni di non ritenere più opportuno l’affidamento di queste responsabilità.

Il rinnovo è sempre un processo di generazione, o di rigenerazione della vita, e la vita l’ha capita solo chi ha capito che bisogna sempre ricominciare; mentre chi ha solo capito che bisogna “continuare”: non ha capito niente del valore della vita.

Dr.Giovanni Basso – Psicologo



mercoledì 26 maggio 2010

L'ITALIA NON AIUTA I BAMBINI


>> Italia quasi ultima in Europa per aiuti alle famiglie con bambini

>> Minorenni a rischio povertà

>> Pochi asili nido, scarsi sussidi e poca assistenza sociale per le mamme


ROMA

L'Italia è al terzultimo posto in Europa nel supporto economico alle famiglie con bambini.

Emerge da uno studio dell'Università di Essex, nel Regno Unito, di prossima pubblicazione sulla rivista Social Science Computer Review.


Francesco Figari è ricercatore dell'università britannica: "In Italia - spiega Figari - il supporto medio per ogni figlio è pari al 4% del reddito medio individuale, molto poco se confrontato con quello degli altri Stati europei. Dei 19 paesi UE studiati, 13 fanno registrare un supporto che va da valori di poco inferiori all'8% fino al 15%. Solo la Spagna, il Portogallo e la Grecia - continua il docente - fanno peggio di noi".


Ammontare e distribuzione del supporto pubblico incidono sulla riduzione del rischio di povertà. Assumendo come linea di povertà il 60% del reddito mediano del paese, dalla ricerca dell'università di Essex emerge che in Italia il 33% dei minorenni sarebbe a rischio povertà senza supporto pubblico.


"Se ad esempio - afferma Figari - andiamo a vedere il Regno Unito, notiamo che c'è un rischio di povertà maggiore che in Italia, che è del 37,7%, ma per effetto degli aiuti pubblici alle famiglie si scende al 19,1%, meno che nel nostro Paese. Il sistema britannico è quindi più efficiente del nostro".


E non è l'unica criticità: il 10% delle famiglie più povere, dove vive il 15% dei figli a carico. riceve un sostegno inferiore alle famiglie leggermente più benestanti.


"Questo è dovuto al fatto che le agevolazioni fiscali rappresentano poco meno della metà del supporto totale, ma le famiglie più povere non pagano imposte sufficienti per beneficiare delle agevolazioni, e di fatto sono meno aiutate delle famiglie leggermente più ricche".


Fonte: ADNKRONOS, 24/05/10


mercoledì 5 maggio 2010

5 MAGGIO GIORNATA CONTRO LA PEDOFILIA

Tratto da:
http://www.facebook.com/group.php?gid=106283726082039&ref=mf#!/group.php?gid=106283726082039

Grazie a tutti x aver partecipato a questo evento piccolo organizzato un po’ all'ultimo momento e nemmeno dopo 22 ore abbiamo raggiunto moltissime persone... spero che questo sia un piccolo, ma grande segnale andare sempre più avanti a stanare questi esseri ignobili e anche chi gli organizza la vita (il business) etc... ascoltate anche bene il video di Beppe Grillo, invece di contrastare in modo vero ed efficace il reato di abusi sui minori e/o altri traffici sui bambini... basta I BAMBINI NON SI TOCCANO l'infanzia non si tocca... e chi li tocca deve andare in galera a vita e magari anche farli lavorare x non pesare al cittadino... la prigione gliela offriranno volentieri tutti i bambini che loro fanno mettere ogni anno nelle "case famiglia" IN QUELLE PRIGIONI CI DEVONO ANDARE SOLO I PEDOFILI E NON I BAMBINI... e le assistenti sociali stessero con i pedofili se tanto vogliono assistere lo facessero con questi individui invece che con poveri bambini innocenti a cui tolgono la casa e la madre di sicuro, ma a volte tutta la loro famiglia che non rivedono + per anni... e altri casi ancora peggiori come abbiamo visto sia in Italia che in Belgio , in Germani ecc.. di madri che dopo essersi permesse di denunciare per pedofilia gli sono stati sottratti i bambini per tanti anni e ci sono madri e bambini disperati e ancora in pericolo, xchè invece di stare con le loro madri stanno con i loro carnefici contro la volontà dei bambini che non se fosse vero che non hanno voce... perchè mai solo le voci di bambini e le madri non vengono ascoltate e credute?? Le madri sono pazze manipolatrici bugiarde il tutto questo fatto con test con sindromi non comprovate!

E i bambini sono dei bugiardi fantasiosi? Tutte così tutte uguali queste storie.. come anche quelle negli asili di Rignano Flaminio e altri ancora, dove tanti bambini e genitori hanno tentato di farli passare anche li per pazzi e bugiardi - fantasiosi... oltre le violenze anche le offese... se è difficile e quasi impossibile poter provare i con tante testimonianze di bambini e genitori uniti tra loro... possiamo immaginare quanto possa essere impossibile quando questo reato avviene tra le mura di casa... e purtroppo so che fa male sentire quest'altra orrenda verità, ma la maggior parte dei reati x pedofilia sono quelli che avvengono in famiglia... e qui c'è ancora più omertà e nessun vero supporto e aiuto soprattutto a livello legale x una madre (di solito ancora oggi è quella con la situazione economica + debole) come fa a difendere il figlio se non ha a disposizione un buon avvocato e soldi da dargli???

E allora quando ipocritamente incitano a una madre a fare una denuncia con quale coraggio o per meglio dire con quale coscienza la si incoraggia.. con quali premesse?? Tanto secondo questo "sistema" interessato solo ai loro vari business le prove x pedofilia (abuso di minore o incesto) non le vorranno mai!!!... A meno che forse non si tratti di alcuni pochi loro eletti privilegiati!

E allora io sarei x la decisione di un solo Giudice xchè come dice anche il proverbio "con tanti galli a cantare non si fa mai giorno" ed io e penso che anche voi volete che qui diventi giorno e che venga illuminata ogni cosa!

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Diritto di scegliere chi vogliamo adottare



(dr.Giovanni Basso, psicologo)


La decisione e la scelta di adottare una creatura è l’atto più grande, più bello e più importante che una persona passa fare.


Probabilmente l’adozione di un bimbo abbandonato, o rifiutato, è più importante della stessa procreatività, perché ricrea e reincarna in se una creatura già esistente, ma rifiutata dalla vita, ripetendo l’atto salvifico del Foglio di Dio che, incarnandosi, sceglie l’uomo: rifiutato da Dio, attraverso la colpevolizzazione.


Pertanto le persone che adottano una creatura meritano sempre stima e apprezzamento da parte di tutti, chiunque queste fossero.


Tuttavia l’essere umano, capace di creare, e di ricreare, la vita: non sempre è capace di viverla correttamente, non è un essere perfetto, e addirittura qualche volta vive malvagiamente la propria vita, o non la rispetta, o adotta comportamenti fisici e mentali di scorrettezze di vita. Tutto ciò non toglie che comunque ogni essere umano abbia il diritto di procreare, e questo diritto non deve essergli negato da parte di alcuna persona, tantomeno da parte di qualsiasi istituzione.


Purtroppo nella nostra società si è arrivati a proporre addirittura la castrazione alle persone che gestiscono male la propria sessualità.
Come non può essergli negato il diritto di vivere, nonostante si comporti, o si fosse comportato male. La condanna a morte è iniqua, disumana, e sono malvagi tutti quelli che la emettono, o l’hanno emessa; come fu malvagio chi ha condannato a morte Gesù.


Quindi l’adozione, essendo un atto di vita, che avviene attraverso la salvezza di una vita rifiutata, non deve essere impedita, e tantomeno criticata, anche qualora fosse svolta da persone criticabili, come effettivamente è criticabile la coppia che ha chiesto di adottare un bambino, “purchè non fosse nero”.


Questa neo-madre infatti aveva motivato la volontà adottiva affermando”Sogno un figlio da anni, vorrei tanto un bambino. Va bene tutto, purchè non sia nero”.


Il Tribunale dei minori di Catania ha fatto bene ad accogliere la richiesta di questa aspirante genitrice adottiva, nonostante si fosse presentata come razzista.


Ma la Procura della Cassazione ha colpevolizzato questa concessione, dichiarando che “ I magistrati (di Catania) si sono resi complici di una dichiarazione discriminatoria”. E quindi impone di dire: no alle coppie che chiedono uno, o più piccoli in adozione, qualora indicassero di non essere disponibili a ricevere bimbi di pelle nera, o di etnia non europea.


Un saggio proverbio dice : “L’ottimo è nemico del bene”! che significa: qualora non si riuscisse a maturare, o a proporsi un ideale ottimo: accontentiamoci del bene che siamo capaci di concepire e di proporci.


Evidentemente la signora che ha chiesto di adottare un bimbo bianco non aveva l’effettiva capacità di fare una scelta personalmente sostenibile, salvaguardando lo stesso supremo interesse del bambino.


Si consideri anche che: qualsiasi atto procreativo si integra con la convinzione di fare una creatura perfetta, conforme ai propri gusti e ai valori più importanti della vita.


Il comportamento della suddetta madre adottiva, infatti ha dimostrato che è stata capace di scegliere un modello a lei compiacente; quindi si tratta di ideali e comportamenti normali!


Fortunatamente esistono anche grandi madri e padri, capaci di adottare anche bimbi, adolescenti e adulti handicappati, caratterizzati da gravi perversioni.E questa qualità adottiva si identifica al gesto salvifico di Gesù Cristo.


Però è sempre un grave delitto quello dei genitori che rifiutano la vita di qualsiasi specie essa arrivi.


La Signora che ha annegato in mare i suoi due bambini, perché autistici: ha commesso il delitto più grande della storia dell’uomo.
Come pure è delinquenziale il comportamento dei genitori che emarginano da se il proprio figlio handicappato, relegandolo in un rifugio, o in una prigione di accoglienza.


venerdì 23 aprile 2010

"Bambino trattato come un boss Quattordici agenti per prenderlo"



Sit-in del comitato Vittime della giustizia minorile per i metodi usati dal tribunale. Tra i casi condannati, quello di un bimbo di 7 anni che doveva essere acompagnato in una casa famiglia, prelevato da 14 agenti. Il piccolo si è sentito male ed è finito in ospedale

di GABRIELE ISMAN e ANNA MARIA LIGUORI

Un sit-in di due ore stamattina davanti al tribunale dei Minori in via dei Bresciani 32. È l'iniziativa del comitato Vittime della giustizia minorile «per esprimere - spiega la portavoce Roberta Lerici - la nostra condanna nei confronti per i metodi usati da questi giudici in diverse occasioni. Non si può avere una giustizia minorile così violenta che aggiunge ulteriori traumi a quelli già vissuti dai bimbi. Abbiamo assistito negli ultimi tempi a una serie di provvedimenti punitivi verso i bambini».

La protesta parte da alcuni casi: primo fra tutti quello di un bimbo di 7 anni, nato a Roma ma residente a Sezze, in provincia di Latina, per il quale il tribunale dei minori capitolino ha disposto l'allontanamento dalla madre e l'affido ad una casa famiglia. Il comitato si riferisce a quanto è scritto nell'ordinanza che riguarda il piccolo, del 13 aprile scorso, firmata dal presidente Roberto Ianniello, dal giudice Armida Del Gado, dagli onorari Giuseppe Parrella e Marisa Fragasso: «Tale allontanamento dovrà essere effettuato dalla questura di Latina ufficio Minori senza indugio e vincendo ogni resistenza dei parenti del bambino e del minore stesso». Un diktat che venerdì scorso è stato rispettato da ben quattordici agenti, con due volanti e tre auto senza insegne, che si sono presentati sotto casa della mamma di Luigi (il nome è di fantasia, ndr) per prelevarlo. Il piccolo però si è sentito male, ed è stato ricoverato in ospedale. «A sette anni trattato come un boss», sottolinea il comitato. L'avvocato Girolamo Coffari, che rappresenta la mamma del bambino, ha presentato ricorso contro la decisione dei giudici, parlando di illegittimità dell'allontanamento violento e di violazione del diritto d'ascolto. Secondo l'avvocato, «il bambino non è mai stato ascoltato sul suo collocamento.A lui nessuno ha chiesto le ragioni del suo contrasto tra i genitori e se desidera andare a vivere in una casa famiglia». Nello stesso ricorso, l'avvocato ricorda la sentenza della Cassazione che ha sancito «l'obbligatorietà dell'audizione del minore da parte del giudice nei procedimenti di separazione legale».

Oggi al sit-in, rilanciato anche su Facebook, saranno presenti i genitori e i compagni di scuola del bambino, i giocatori dell'Aprilia che hanno appena conquistato la serie A1 di volley e che domenica hanno giocato con maglie di sostegno alla causa di Luigi e della sua mamma, e, come dice ancora Roberta Lerici, «altre madri vittime del tribunale dei minori». «Il provvedimento - osserva l'avvocato Coffari - vietava in maniera assoluta ogni contatto tra la madre e il piccolo di 7 anni, configurando un trauma per il bambino che ha sempre vissuto con la madre. E lo stesso consulente tecnico d'ufficio, nominato dal tribunale, neppure considerava l'allontanamento, senza dimenticare i pareri dello psichiatra come Luigi Cancrini e del direttore del dipartimento di Neuropsichiatria infantile di Latina, Sandro Bartolomeo». Coffari ha chiesto la ricusazione del giudice Ianniello: «In cinque mesi ha firmato cinque provvedimenti sul caso di Luigi tutti contraddittori tra loro».


(22 aprile 2010), http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/04/22/news/tribunale_minori-3532217/