sabato 15 ottobre 2011

Un trucco vecchio come il mondo



Un trucco vecchio come il mondo: un padre, per non versare più il mantenimento al proprio figlio, si licenzia da dipendente e va a lavorare come libero professionista.


A maggior ragione se ha, nel frattempo, conosciuto una donna con figli suoi da mantenere (a proposito, il padre di questi ragazzini, di solito, dove sta?).
Lo vediamo, sentiamo e leggiamo tutti i giorni: “Padri separati vanno a mangiare alla Caritas”, messi sul lastrico dalle loro ex mogli.
Già, le ex mogli, questo è il problema!


Bisogna fare, secondo me, un distinguo tra i padri separati e gli uomini separati con figli. Perché c’è una grande differenza.


I padri separati amano i loro figli e perciò:

· temono di perderli
· non mancano a un appuntamento, a un’occasione per poter insieme a loro
· versano puntualmente il loro mantenimento
· cercano di partecipare alla loro vita sociale e scolastica, mettendo da parte l’astio nei confronti della loro ex compagna


Questo è l’amore paterno!

Mentre gli uomini separati con figli sono animati dal rancore che provano verso le loro ex compagne (specialmente se sono stati da loro lasciati) e usano i loro figli (di cui non gliene frega nulla), per colpirle.
Perché, si sa, i figli sono nati dalle mamme e quale legame può essere più forte di quello che li lega?


Allora iniziano ad accampare scuse per andare a prenderli o pretenderli quando sanno che, al contrario, non possono averli (come quando sono ammalati o appena nati e necessitano del calore materno).
Ora io dico a questi padri: ma i documentari del regno animale, li avete mai visti?


Ma andiamo con ordine.


Ogni scusa è buona per fare la guerra alle loro ex (anche se hanno già un’altra compagna che, per gelosia o interesse, li incita maggiormente): dal criticare le abitudini che impartiscono ai figli, al vestiario, a ogni aspetto della loro vita.
Non gli va bene mai nulla e coinvolgono i figli in questa continua recriminazione.


Il tempo dedicato alla loro prole, di questi uomini separati con figli, non è né sereno né costruttivo, ma saturo di veleno. Poi si lamentano e non capiscono perché i figli non vogliano trascorrere il loro tempo libero con loro…
Non ci vuole una scienza per capirlo! Eppure, certi “scienziati” oggi, obbligano i figli maltrattati a stare a forza con chi ha contribuito a metterli al mondo (i padri sono un’altra cosa!).


Il denaro è quello a cui sono maggiormente legati. E si distinguono proprio in questo: iniziano col parlare dei loro diritti negati di genitori e subito dopo attaccano a parlare di soldi. L’AMORE non esiste nel loro vocabolario. Facendo mancare il contributo economico alla loro ex (denaro che serve a crescere il proprio figlio), pensano di danneggiare “lei”, la madre, mentre in realtà è sempre sui figli che ogni azione negativa si ripercuote.

Figli Vittime due volte: di una separazione subita, di cui nessuno ha chiesto né s’è preoccupato della loro sofferenza e dell’odio in cui vengono continuamente coinvolti dopo la separazione. Ma un figlio vuole sempre bene a entrambi i suoi genitori. A meno che il genitore non gli renda insopportabile la sua presenza.


Oggi, si sta affermando sempre di più, una nuova categoria di uomini separati con figli di cui nessuno però parla: quelli che chiedono il mantenimento per sé e per i figli alle loro ex mogli o compagne.
Per fare ciò, a volte è necessario togliere i figli alla ex compagna (magari accusandola di PAS), altre volte è sufficiente dichiararsi “poveri”. Praticamente si lamentano delle donne che ritengono “parassite” mentre poi…


E se molti padri vanno alla Caritas a mangiare, molte madri, vanno a pulire le scale dei palazzi pur di sopravvivere. Senza fare tanto clamore.

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venerdì 10 dicembre 2010

La Sindrome della Madre Malevola


Se una coppia con figli oggi decide di separarsi davanti a un giudice presenta, in allegato all’istanza, un “progetto educativo genitoriale” con la ripartizione dei compiti e dei capitoli di spesa assegnati a ciascun genitore (l’interesse economico non può mancare!).

Il motivo di tale “progetto educativo genitoriale” è che il minore, possa continuare a vivere con ciascun genitore indipendentemente dal rapporto che i suoi genitori hanno tra loro perché “devono saper distinguere la relazione di coppia dalla loro relazione genitoriale”.

Se uno dei due genitori ostacola la frequentazione del figlio con l’altro genitore o lo scredita ai suoi occhi, può essere escluso dall’affidamento.

Quale mezzo migliore per far sì che l’esclusione possa avvenire?

Detto fatto, la soluzione è arrivata da uno psicologo americano che ha fatto la sua notorietà, oltre che la sua fortuna, pubblicando da sé i libri che scriveva e vendendo a caro prezzo le sue consulenze a favore dei padri nelle cause per l’affidamento dei figli.

Questo psichiatra di nome Richard Gardner oramai noto a molti, ha coniato una cosiddetta “sindrome” della “madre malevola” e il nome non mi sembra scelto a caso!

Infatti, sebbene molti padri screditino le madri agli occhi dei loro figli, non subiscono alcun ché di punizione semplicemente perché si tratta di un pregiudizio esclusivamente nei confronti delle madri.

La cosiddetta “Sindrome della Madre Malevola” o PAS o “Sindrome di Alienazione Genitoriale”, conosciuta insomma in diversi nomi, colpisce le madri le quali vengono allontanate dai loro figli, anche quando i padri hanno comportamenti scorretti e discutibili, violenti o abusanti nei loro confronti, partendo dal presupposto che esse ricorrano alle denunce per ottenere l’affidamento esclusivo dei figli minori.

Questa “sindrome” ha lo scopo di togliere i diritti a madri e bambini, a far si che non possano più difendersi dalle violenze, oltre che a smantellare i consultori e i centri antiviolenza nei quali essi si rifugiano, sostituendoli con i centri di mediazione familiare dei padri separati, perfettamente in linea con la loro ideologia, ovviamente!

In molti conosciamo purtroppo la “simpatia” che Gardner nutriva per i pedofili.

Sue sono le frasi: “L’abuso sessuale non è necessariamente traumatico, ciò che renderà traumatiche le molestie sessuali è l’atteggiamento sociale verso questi incontri”;
“Particolare attenzione deve essere presa nel non allontanare il figlio dal padre che lo ha molestato”;
“Il bambino deve essere aiutato a comprendere che noi abbiamo nella nostra società un atteggiamento esageratamente punitivo e moralista sugli incontri sessuali fra un bambino e un adulto”;
“La madre deve essere aiutata a capire che nella maggior parte delle società nella storia del mondo, tale comportamento è stato onnipresente”; e così via…


Prima che Gardner si suicidasse, una giornalista gli domandò: “Che cosa deve fare una madre quando il figlio le confida di essere stato abusato dal padre?” Egli le rispose: Deve dirgli “Non dire nulla di tuo padre o ti picchio”!

Le teorie di Gardner, sono accettate e applicate da molti professionisti che si occupano delle cause familiari e sono quanto di più irrispettoso e fazioso possa esistere nei confronti delle madri e di perverso riguardo agli abusi sui minori! In Italia tutto questo è relativamente nuovo e ne stiamo già constatando le conseguenze nefaste nelle vite delle madri e dei bambini.

I figli, che non hanno voce in capitolo riguardo al loro affidamento, non possono scegliere di voler vivere con la madre perché equivarrebbe a essere etichettati come “manipolati” da lei!

La sindrome di Gardner non è stata riconosciuta scientificamente e, anzi, gli Stati che l’hanno già conosciuta e adottata prima di noi (America, Spagna, Francia, Inghilterra, ecc..) ne hanno denunciato la pericolosità e dannosità.

Le vittime di quest’assurda teoria non si contano più...

Alcuni bambini, allontanati dal genitore protettivo e costretti a vivere col genitore abusante, divenuti grandi, stanno parlando con la speranza che tutto questo non accada nel mondo ad altri bambini e alle loro mamme.

E lo speriamo anche noi, come speriamo che molte madri ricevano le giuste informazioni sui cambiamenti che sono avvenuti in questi ultimi anni riguardo all’affidamento dei figli minori.


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giovedì 9 dicembre 2010

La Legge dei Padri



Sembra lontano oramai il tempo in cui i figli, nelle cause di separazione, erano affidati alle sole madri, anche se, ancora oggi, alcuni padri separati lamentano il fatto che alcuni giudici non applichino la Legge 54/06 sull’Affido Condiviso.

A dire il vero, ancor prima che tale legge fosse approvata, esisteva l’affido congiunto per quei coniugi che lo richiedevano insieme, in base alla normativa sul divorzio del 1970.

Prima del 2006, l’affido esclusivo a un solo genitore (di solito la madre) era una regola che limitava, di fatto, l’esercizio della potestà genitoriale dell’altro genitore “non affidatario”.

Alcune mamme, in passato, abusavano di questa sorta di “potere” concesso loro dalla Legge per ricattare sul piano affettivo ed economico i padri dei loro figli (oltre che ex mariti).

Ho rispetto per quei padri che, nonostante tutto (ho un parente che vive questa situazione) non hanno mai perso di vista il loro primario interesse: il benessere dei loro figli, non sottraendosi mai alle loro responsabilità affettive, educative ed economiche e non usandoli contro le loro ex consorti.

Naturalmente sto parlando dei padri meritevoli, un discorso a parte meritano i padri violenti o abusanti.

Sono convinta che, chi non nutre un vero interesse verso il proprio figlio, cerca ogni piccola scusa per sottrarsi alle sue responsabilità genitoriali (in primis quello economico!) e rifarsi un’altra vita.

Con l’introduzione del concetto di bigenitorialità voluto dai padri separati, solo ideologicamente le cose sono migliorate. Stando a questo concetto, infatti, "i figli continuano a vivere in modo alternato con ciascun genitore, mantenendo rapporti equilibrati con entrambi i genitori" anche dopo che essi si sono separati.

Sarebbe perfetto, se non fosse che…

Di solito una coppia, quando si lascia, lo fa perché è in conflitto.

Domando: E’ il bambino che deve mantenere un “equilibrio” tra i genitori separati? Come possono due genitori che non vanno più d’accordo, riuscire a giungere a compromessi nell’interesse del figlio senza coinvolgerlo nelle loro liti? Se sì, quanti sono in percentuale i genitori che ci riescono?

Io la vedo dura, non perché sono pessimista o catastrofista, ma perché troppo spesso, a prevalere nelle discussioni non è il buon senso che avrebbe fatto certamente da collante “prima” e avrebbe tenuto unita la coppia.

L’unico motivo per cui l’Affido Condiviso, secondo la L.54/06, non può essere applicato, è “quando il comportamento dell’altro genitore nei confronti del figlio è contrario all’interesse del minore stesso.
In questo caso, a essere limitata sarà soltanto la frequentazione ma non la capacità genitoriale di quel genitore”.

E ancora.

“La tenera età del minore, la lontananza fisica dei due genitori, la loro conflittualità (“se essi non si comportano in modo contrario all’interesse del figlio”), non sono considerati validi motivi per l’affidamento a un solo genitore”.

Qui mi sorgono altri dubbi…

In conformità a questi presupposti, un giudice può affidare un figlio a un solo genitore soltanto per motivi “gravi”. Dunque, per quale motivo a tale genitore debba essere preclusa la frequentazione del figlio ma gli si debba dare la possibilità di prendere decisioni importanti riguardanti la sua vita?

Per quanto riguarda la tenera età, invece, i neonati hanno un estremo bisogno del contatto della loro mamma e i papà che amano i loro figli, possono pazientare per qualche mese prima di pretendere di tenerli con sé per tante ore!

La conflittualità tra due genitori, anche se “singolarmente non si comportano in modo contrario all’interesse del figlio”, può essere dannosa alla crescita della prole, come avviene ad esempio quando i bambini assistono a scenate violente, a danneggiamenti o a comportamenti persecutori da parte di un genitore nei confronti dell’altro.

Secondo me, non si può applicare la stessa legge indistintamente a tutte le coppie che si presentano davanti al giudice della separazione.

Se le intenzioni di chi ha promosso la Legge sull’Affido Condiviso erano buone (…tutela essenzialmente la figura paterna!), non lo sono altrettanto quelle di quei padri che oggi la usano per fare la guerra alle loro ex mogli, traumatizzando i loro bambini.



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domenica 28 novembre 2010

BAMBINI ESPOSTI ALLA VIOLENZA DOMESTICA



I bambini assistono impotenti alle liti tra i genitori tra urla, insulti e percosse.

I bambini vedono e sentono impauriti, ma non dicono nulla.

Dei bambini testimoni e vittime della violenza domestica, non si occupa nessuno.

In Francia è emerso che il 30 al 40 per cento dei bambini testimoni di violenza domestica, sono anche vittime di abusi. I bambini sono esposti alla violenza sia fisica che psicologica e alcune volte, purtroppo, ne rimangono coinvolti in prima linea, come accade nelle stragi in famiglia.

I bambini costituiscono un bel business per molte persone, ma ben pochi si preoccupano realmente della loro tutela.

Anche in assenza di violenza fisica, l’ambiente familiare può essere molto nocivo al sereno sviluppo psicofisico del minore per la mancanza di armonia e di rapporti civili tra i suoi componenti.

Oltre alla paura e all’ansia, in questi bambini può presto manifestarsi una mancanza di concentrazione che porta agli insuccessi scolastici e persino alla depressione.

Un bambino esposto per anni alla violenza in famiglia, ha più probabilità di diventare un adulto violento perché non conosce altra realtà all’infuori di quella che lui ha sempre vissuto.

C’è da sperare che nelle coppie che si separano cessi la violenza, con l’aiuto della giustizia o dell’intervento dei servizi sociali.

Ma oggi, purtroppo, sappiamo benissimo come, in virtù della legge sull’affido condiviso, molti uomini continuino “per l’interesse del minore”, ad avere libero accesso nella vita delle ex compagne e dei figli e poco importa, in molti casi, se sono stati denunciati o condannati per violenza.

Ai bambini oggi non si dà molto ascolto perché prevale la convinzione che siano manipolati dalle loro mamme e perciò sono considerati a priori poco attendibili.

Per una donna (psicologicamente intendo), è tutt’altro che semplice decidere di denunciare il proprio marito o compagno. Spesso, quando da vittima si sente in pericolo, ha l’urgenza di lasciare la casa coniugale e proteggere i figli. Molte volte lo fanno senza essersi prima rivolte al giudice.

Se i parenti stretti non possono ospitarli, è costretta con i figli a rivolgersi ai centri antiviolenza (che i violenti e i maschilisti vorrebbero fossero smantellati).

Al di là delle analisi che vengono fatte per giustificare gli uomini violenti (ahimè, oggi accade!) che si comportano come se donne e bambini fossero di loro proprietà, bisogna osservare come l’interesse primario non sia più quello di tutelare le vittime, bensì i loro carnefici.

Giudici, assistenti sociali, psicologi, si orientano su diverse ipotesi.
La prima è che la presenza del padre sia essenziale per lo sviluppo del bambino, anche se è un uomo violento perché, in sintonia con la legge sull’affido condiviso, “un uomo violento può essere un buon padre”.

E se poi accade che “un buon padre” uccida i suoi figli, poco importa.

Nessuno si sognerà mai di chiamare in causa chi ha facilitato che tutto questo accadesse.

Nonostante le faticose lotte che le donne, nostre ave, hanno dovuto combattere nei secoli per affermare la propria dignità e i propri diritti, noi donne di oggi siamo regredite alla peggiore società patriarcale.

Sostenere che la violenza si può “curare” con la mediazione familiare e la terapia psicologica, è falso e pericoloso per la donna (vedi caso di Cristina Rolle, uccisa davanti all’assistente sociale con 50 coltellate dal marito) perché dà l’illusione che il problema può essere risolto.

La realtà dimostra invece che le donne continuano ad essere aggredite da questi uomini violenti.

Il vero obiettivo che si propongono coloro che vogliono affermare i diritti di tutti i padri, indistintamente, anche di quelli violenti o a cui non interessa nulla di svolgere il loro ruolo genitoriale, è quello di ripristinare il controllo patriarcale sulle donne e bambini. Ma questo è fonte di un prossimo articolo.


Maeva Rubini

mercoledì 6 ottobre 2010

"AFFIDI CRESCIUTI DEL 60%"


Intervista a Raffaele Tangorra, direttore generale per l'inclusione e gli Affari sociali del ministero del Lavoro.

Su 32 mila minori senza famiglia, 15 mila minori crescono nelle case famiglia? Non sono troppi?

R: Si, ma bisogna considerare che la pratica dell'affido familiare è cresciuta del 60per cento negli ultimi 10 anni. Se nel 1987 i minori affidati erano 9 mila, nel '97 erano a quota 10 mila, oggi abbiamo raggiunto 16 mila.

Le case famiglia funzionano meglio degli orfanotrofi?

R: La differenza formale tra le due strutture è nel numero. Si considerano case famiglia quelle con meno di 12 bambini. Il monitoraggio su cosa siano diventati gli ex orfanotrofi non è semplice, perchè non ci sono normative nazionali che stabiliscano i parametri. Gli standard vengono fissati a livello regionale e comunale.

Esiste anche un grosso problema di finanziamenti alle casa famiglia. Il governo aumenterà i fondi?

R: Il fondo nazionale che l'amministrazione centrale destina alle Politiche sociali nel complesso non supera il miliardo di euro, spartito fra tutte le regioni. Il totale della spesa sociale nazionale è invece di 6 miliardi, quindi la maggior parte delle risorse arrivano da Regioni e Comuni. E anche il modo in cui vengono utilizzate e ripartite è di competenza locale.


Valeria Bobbi
per MetroNews, 28/09/10

Senza famiglia 32mila minori


2010-09-28 15:55:26

Gli orfanatrofi sono chiusi, ma la metà dei ragazzi abbandonati vive ancora in struture di accoglienza.

In Italia sono 32 mila i minori che vivono al di fuori della famiglia, vittime di incuria, abbandono, maltrattamenti e violenze. Di questi oltre 15 mila sono affidati a strutture di accoglienza. L'incidenza media è di circa 1 minore affidato ogni mille. Nell'80% dei casi l'affidamento è disposto dal Tribunale dei Minori. I minori stranieri rappresentano il 14% del totale di quelli affidati alle strutture di accoglienza.

Sono i dati denunciati dalla Fondazione L'Albero della Vita Onlus, che ha inaugurato ieri la Campagna di raccolta fondi “Emergenza minori - L'infanzia negata”, un'iniziativa mediatica che ha l'obiettivo di sensibilizzare sul tema dell'infanzia e raccogliere fondi a sostegno dei progetti, nazionali e internazionali, a favore dei minori che vivono in gravi condizioni di disagio. La buona notizia è che gli orfanotrofi fanno ormai parte della storia dell'Italia.
Dallo scorso novembre, sul nostro territorio non esiste più alcun istituto vecchio stampo, luoghi spersonalizzanti e freddi che hanno accolto e fatto crescere nel passato i bambini senza famiglia. Un percorso cominciato nel 2001, con l'approvazione di una legge ad hoc sull'abolizione degli orfanotrofi, quando in istituto c'erano ancora 7 mila bambini.

http://www.metronews.it/news-italia/senza-famiglia-32mila-minori-2.html?Itemid=30457

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venerdì 1 ottobre 2010

Separati e senza soldi? Ai nipoti pensino i nonni



La Suprema Corte
La Cassazione precisa che, in caso di separazione dei genitori, i bambini devono essere mantenuti dai nonni, però soltanto se entrambi
i genitori sono indigenti.



Una madre può pretendere denaro dagli ex suoceri se il suo ex marito non adempie all’obbligo del mantenimento dei bambini. Però la donna deve essere priva di fonti di reddito. I nonni infatti si possono chiamare in causa solo se entrambi i genitori sono al verde. Lo ha ribadito la Cassazione in una sentenza, rigettando il ricorso di una donna, laureata e proprietaria di ville, che pretendeva dagli ex suoceri un assegno per mantenere il bambino nato dal matrimonio con il loro figlio. Un uomo che era sempre stato inadempiente all’obbligo di mantenere il piccolo.

Obbligo dei genitori

La Suprema Corte (prima sezione civile, sentenza n.20509) ha ricordato che l’articolo 147 del codice civile impone ai genitori l’obbligo di mantenere i propri figli e che “tale obbligo grava su di essi in senso primario ed integrale, il che comporta che se uno dei due non voglia o non possa adempiere, l’altro deve farvi fronte con tutte le sue risorse patrimoniali e reddituali e deve sfruttare la sua capacità di lavoro, salva comunque la possibilità di agire contro l’inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle sue condizioni economiche”. In questo caso la signora, avendo possibilità economiche, non poteva “rifarsi” sui genitori del suo ex marito.


http://city.corriere.it/2010/10/01/milano/i-fatti/separati-senza-soldi-nipoti-pensino-nonni-30896120662.shtml

lunedì 27 settembre 2010

Dr Richard A. Gardner


Da un'importante articolo apparso su THE INDEPENDENT:



Dr Richard A. Gardner

Psichiatra infantile che sviluppò la teoria della Sindrome di Alienazione Parentale.

Sabato, 31 Maggio 2003

Richard Alan Gardner, psichiatra nato a New York il 28 Aprile 1931; MD 1956; sposato due volte (un figlio maschio, due figlie femmine); Morto a Tenafly, New Jersey, il 25Maggio 2003.

In una disputa combattuta per la custodia di minori, avvenuta nei sobborghi di Pittsburgh qualche anno fa, tre ragazzini implorarono il tribunale minorile di non forzarli a continuare la frequentazione con il loro padre perché, dissero, era fisicamente abusivo nei loro confronti. Piuttosto che credere ai ragazzi, il giudice fece affidamento sulla testimonianza di un esperto nominato dal padre, un professore di psichiatria clinica della Columbia University, Richard A. Gardner.

Gardner asserì che i ragazzi stessero mentendo come risultato di un “lavaggio del cervello” ad opera della loro madre e raccomandò qualcosa che lui chiamava “la terapia della minaccia”. Essenzialmente, ai ragazzi Grieco fu detto che avrebbero dovuto essere rispettosi ed obbedienti nelle loro visite al loro padre e che se non lo fossero stati la madre sarebbe finita in prigione. Poco dopo, il sedicenne Nathan Grieco, il maggiore dei fratelli, si impiccò nella sua camera da letto, lasciando dietro di sé un diario in cui aveva scritto che la vita era diventata un “tormento senza fine”. Sia la corte che Gardner non ammisero mai i propri errori persino dopo il suicidio, e fu solo dopo un esposto sul quotidiano locale che le disposizioni per la custodia per i due ragazzi sopravvissuti furono cambiate.

La “terapia della minaccia” era parte di una più ampia teoria gardneriana conosciuta nei tribunali preposti al diritto di famiglia in tutti gli Stati Uniti come “Sindrome di Alienazione Parentale” (Parental Alienation Syndrome, PAS). La teoria – uno dei più insidiosi pezzi di scienza-spazzatura alla quale le corti statunitensi hanno dato credito negli anni recenti – sostiene che ogni madre che accusi il marito di abusare i figli stia mentendo più o meno per definizione. Ella racconterebbe queste bugie per “alienare” i figli dal loro padre, una scioccante negazione di responsabilità parentale per la quale lei meriterebbe di perdere tutti i diritti di custodia in favore dell’ipotetico abusante.

Questa non è solo una tattica pacchiana, garantita dall’inizio per proteggere all’atto della separazione gli interessi dei padri , di gran lunga i più entusiastici sostenitori di Gardner, ma ha anche distrutto le vite di centinaia, forse migliaia di famiglie americane negli scorsi 15 anni. In uno stato dopo l’altro, le corti si sono rimesse alle credenziali accademiche di Gardner ed hanno consegnato la custodia dei bambini nelle mani dei loro presunti abusanti, persino nei casi in cui referti della polizia, referti medici e testimonianze di insegnanti ed assistenti sociali avevano supportato le accuse della madre.

Ormai, il concetto di “alienazione parentale” è entrato nella giurisprudenza ed ha governato migliaia di dispute in cui Gardner stesso non ha svolto alcun ruolo. Tuttora non ha basi scientifiche nella maniera più assoluta. Non è riconosciuta dall’Associazione Psichiatrica Americana o da qualsiasi altro corpo professionale. Il flusso di libri che Gardner produsse sulla materia a partire dai tardi anni ‘80 furono tutti di auto-pubblicazione, senza il tradizionale processo di revisione. Il suo metodo per determinare l’affidabilità delle accuse di abusi sessuali fu denunciato da un noto esperto di violenza domestica, Jon Conte dell’Università di Washington, come “probabilmente il più ascientifico pezzo di spazzatura che abbia mai visto nel campo in tutta la mia carriera”.

Nessuno con esperienza nei casi di divorzio con alta conflittualità potrebbe negare che le madri, un qualche caso, producano false accuse contro i loro mariti. Ma Gardner andò molto oltre. Ritenne che il 90% delle madri fossero bugiarde che “programmavano” i bambini a ripetere le loro bugie e non si curò mai dell’evidenza comprovata. Teorizzò che i presunti abusi delle madri esprimessero, in forma dissimulata, le loro stesse inclinazioni sessuali verso i propri figli.

Ed egli stesso sostenne che non vi fosse nulla di particolarmente sbagliato nella pedofilia, incestuosa o meno. “Uno dei passi che la società deve fare per fare i conti con l’attuale isteria è “venirne fuori” ed assumere un atteggiamento più realistico verso il comportamento pedofilo,” scrisse in “ Sex Abuse Hysteria - Salem Witch Trials Revisited (1991)” ( L’isteria dell’abuso sessuale – I processi alle streghe di Salem rivisitati, ndr). La pedofilia, aggiunse, è una pratica largamente diffusa e praticata tra letteralmente miliardi di persone”. Intervistato una volta su cosa avrebbe dovuto fare una madre se il suo bambino avesse lamentato di subire abusi sessuali da suo padre, Gardner replicò: “Cosa dovrebbe dire? Non dire queste cose di tuo padre. Se lo farai, ti picchierò.”

è incredibile che una tale figura possa essere stata presa seriamente in considerazione dai giudici nei tribunali ma, in un sistema antagonistico dove i padri hanno spesso più denaro da spendere nelle cause di divorzio, le teorie di Gardner si sono dimostrate notevolmente persuasive. Il giornale dell’Accademia Americana di Psichiatria Adolescenziale e Infantile scrisse nel 1996 che un libro di Gardner, Protocols for the Sex-Abuse Evaluation (Protocolli per la valutazione dell’abuso sessuale), era “una ricetta per dimostrare la falsità degli abusi sessuali, nascosta sotto la forma di obiettività scientifica e clinica. Si sospetta che diventerà un bestseller tra gli avvocati difensori.” E così si è verificato.

Il lavoro di Gardner ha creato una generazione di madri e figli psicologicamente terrorizzati ed, in molti casi, fisicamente dalle sentenze tribunalizie che egli ha influenzato. In uno dei suoi primi casi, una donna fisico del Maryland da lui etichettata come “alienatrice parentale”, inadatta ad ottenere la custodia dei suoi bambini, fu successivamente colpita a morte dal suo ex-marito. Ciò nonostante, Gardner non cambiò il suo punto di vista secondo il quale la moglie fosse la reale cattiva; le bugie di lei, insisté lui, avevano reso il marito temporaneamente psicotico.

Il passato di Richard Gardner era sorprendentemente convenzionale. Nato nel Bronx, a New York, nel 1931, studiò medicina e psichiatria in varie prestigiose università dello stato di New York, ed assolse al compito di psichiatra dell’esercito statunitense in Germania. Nominato nella Divisione di Psichiatria Infantile alla Columbia nel 1963, fu rispettato per molti anni come esperto nell’esperienza infantile in ambito di divorzio.

Dopo lo sviluppo della sua Sindrome di Alienazione Parentale nel 1980, comunque, lui e la Columbia University si allontanarono lentamente ed egli trascorse la maggioranza del suo tempo nell’esercizio privato della professione nel New Jersey. Lungo il percorso si trasformò anche nell’autentico mostro americano.

Andrew Gumbel

sabato 18 settembre 2010

EL PRETENDIDO SÍNDROME DE ALIENACIÓN PARENTAL. Un instrumento que perpetúa el maltrato y la violencia


(Da una nota del Dott. Andrea Mazzeo)


La “pretesa sindrome di alienazione parentale”, così come l'ha denominata l'Associazione di Psicologia Americana (APA), “PAS” per la sua sigla, e l'ideologia che la sostiene, è un costrutto pseudo-scientifico che è stato utilizzato, sin dalla sua creazione negli USA nel 1985, in ambito gudiziario e nelle cause di divorzio nelle quali si disputa l'affidamento dei figli, generando situazioni di alto rischio per i bambini e provocando una involuzione nei diritti umani delle bambine e bambini e delle madri che vogliono proteggerli.

L'effetto intimidatorio che produce la sua sola menzione nella giustizia, fa sì che alcuni professionisti, spinti solo dalla voglia di guadagno, la utilizzino abitualmente nei casi conflittuali di divorzio. Questo attributo della “PAS” la converte in uno strumento “ad hoc” che oltretutto nasconde l'incesto e la violenza di genero preesistenti. La comparsa del “PAS” in qualsiasi conflitto gudiziario lo riduce tutto all'alienazione paterna e trasforma automaticamente le vittime in carnefici.

In questo libro le autrici presentano, attraverso una esaustiva indagine, l'autentica realtà di questa infondata sindrome, carente di ogni base scientifica, rifiuttata attualmente negli USA. Desiderano con esso formare ed informare i professionisti del diriutto, la salute mentale e i servizi sociali che vogliano portare a termine una buona prassi nel campo del divorzio e dell'affidamento e apportare argomenti, di conoscenza e razionalità, che permettano di restituire alle vittime la credibilità delle proprie legittime lamentele sul genitore abusante e negligente.

L'obiettivo finale di questo libro è proteggere le bambine e bambini, vittimas innocenti dell'applicazione di queste supposta sindrome, della “terapia della minaccia”, coazione che propongono coloro che la applicano como unico “trattamento” válido.

Dalla presentazione del libro di Sonia Vaccaro e Consuelo Barea: EL PRETENDIDO SÍNDROME DE ALIENACIÓN PARENTAL. Un instrumento que perpetúa el maltrato y la violencia. (http://www.edesclee.com/products.php?ISBN9788433023315)

DDL 957 (a quelli che lo hanno scritto)

(Da una nota del Dott. Andrea Mazzeo)


Visto che ormai gli ingegneri si mettono a scrivere le leggi sui diritti delle famiglie, i pediatri danno numeri a noi psichiatri, i padri che non sanno fare i padri si mettono a fare i "mammi", mi sono chiesto: e se un modesto psichiatra si mette a studiare da giurista cosa ne viene fuori? Tra l'altro sono pure geometra, che non è la stessa cosa di essere ingegnere, lo so; oltretutto ho dei parenti ingegneri, qualcosa da loro potrei pure averla imparata.
Ed allora ci provo; al massimo tirate la catena alla fine. Posso anche vantare, nel mio curriculum da giurista dilettante, la partecipazione ai lavori del progetto dell'On.le Burani di modifica della 180.

Cominciamo dall'inizio, perché le cose si cominciano sempre dall'inizio eh! non sia mai che qualcuno voglia cominciare a costruire una casa cominciando dal tetto.
Mi incuriosisce la lettera b dell'art. 1, con la quale l'ingegnere pretende di modificare il secondo comma dell'art. 1 della legge 154, ovvero l'art. 155 del Codice Civile (vedete che sto imparando? riesco già a non farmi capire).

"Salvo quanto stabilito dall'art. 155-bis" (qui si vede l'ingegneria, prima ancora di mettere le fondamenta uno si preoccupa di come verrà il piano terra; da geometra non ci sarei mai arrivato), si legge: "L’età dei figli (e altro) non rilevano ai fini del rispetto del diritto dei minori all’affidamento condiviso".
Lasciamo perdere "l'altro", mi preme soffermarmi su "L'età ... non rileva".
Collega pediatra, nulla da obiettare in proposito? nessuna opposizione?
Cazzo! E le ricerche di Spitz?
Mi direte, e chi è questo Spitz, anche lui contro di noi?

Fermi, non correte su Google a cercare "spitz", perché vi dà solo una splendida razza canina; cercate magari René Árpád Spitz.
Psicanalista, concentrò i suoi studi sui bambini staccati precocemente (6-8 mesi) dalle madri, scoprendo che questi bambini si ammalavano di una grave forma depressiva, che lui chiamò depressione anaclitica, in seguito alla quale potevano anche morire. Studi longitudinali hanno poi mostrato che bambni staccati precocemente dalle madri, da adolescenti e adulti presentano disturbi di personalità e altri gravi problemi di natura psichiatrica.

Di Anna Freud penso avrete sentito parlare; figlia di Sigmund Freud, psicanalista, si dedicò allo studio dei bambini, facendo anche lei scoperte interessanti.
E Melania Klein?
E Karen Horney?
E Margaret Mahler? La Mahler, grandissima psicanalista ungherese, ha scoperto che se la fase di separazione-individuazione del bambino dalla madre non si svolge in maniera fisiologica, secondo i tempi necessari (24-36 mesi), possono svilupparsi psicosi infantili precoci (per vostra opportuna conoscenza, presenti nel DSM come Disturbi Generalizzati dello Sviluppo).
Ma avete ragione, ho citato già troppe donne e voi cominciate a vedere rosso.
Che ne dite di Winnicott e della sua teoria della relazione oggettuale? non vi piace?
Parliamo di Bowlby, allora? le sue teorie sull'attaccamento? roba vecchia? mica tanto, leggete qualcosa ogni tanto, e che diamine. La genetica, meglio l'epigenetica, sta dimostrando che i diversi stili di attaccamento possono addirittura influenzare l'espressione dei geni a livello cerebrale; di recente ne ha parlato pure la Montalcini. Lo so anche lei è una donna; ma ne parlano anche gli uomini di queste cose, sforzatevi di leggere un po'. La cultura mica uccide.

Secondo voi, che non siete né psichiatri, né psicologi, né psicanalisti, né neuropsichiatri infantili (le competenze conteranno pure, ancora, qualcosa in questa Italia che sta andando a rotoli) dovremmo buttare a mare tutte le ricerche psicanalitiche degli ultimi 100 anni per le teorie bislacche di un ciarlatano (chi si spaccia per professore universitario senza esserlo può essere definito solo così) e che non ha mai capito nulla di sviluppo psicologico infantile? Sì, perché solo i seguaci di Gardner possono pensare di intervenire in questo modo barbaro nel Diritto di famiglia.
"Sutor ne ultra crepidam", dicevano gli antichi.

PS
Se non capite quest'ultimo concetto potete sempre usare il traduttore automatico di Google.

sabato 11 settembre 2010

INCREDIBILE DELITTO COMMESSO A UNA GIOVANE MAMMA ITALIANA


E’ stata rapita una bambina neonata alla madre che l’aveva da poco partorita perché la stessa aveva rifiutato di abortire, come le autorità locali le avevano chiesto.

Questa notizia è stata data oggi, 10 settembre 2010, dalla televisione di Stato, accreditandola e giustificando il rapimento a causa della mancanza di mezzi per il sostentamento della figlia.

Questo episodio dimostra che due volte lo Stato si comporta in modo scorretto:
- quando non usa le tasse innazitutto per l’assistenza, la sicurezza ed il necessario sostentamento di tutti i suoi “sudditi”. Infatti, così facendo non ci considera suoi membri, come la dignità di ogni essere umano comporterebbe;
- quando, senza validi motivi, ruba i figli a una madre per darli a chi madre non è.

Si tratta di una iniqua violenza compiuta dallo Stato Italiano contro una giovane madre di 20 anni, i cui mezzi di sostentamento arrivano solo a 500€ e che ha supplicato le autorità di lasciarle tenere la sua tenera creatura.

La stessa informazione faceva presente che non esistevano alcuna altre motivazioni di inadeguatezza o di incapacità della madre di far crescere la sua bimba, anzi sottolineava che si tratta di un’ottima persona, matura, seria e di sani principi (servizio andato in onda sulla RAI3 alle h. 14.00).

Il primo dovere della società è quello di garantire la possibilità e sicurezza di vita a tutti i suoi membri, soprattutto attraverso le strutture di assistenza sociale, istituite perché sostentino ogni essere umano, anzitutto fisicamente e poi socialmente, conforme all’antico principio “primum vivere, deinde filosofare”.

La notizia che la televisione ci ha dato è stata subito seguita dal richiamo dell’obbligo di assistere e non abbandonare i cani e tutti gli animali randagi.

La bimba sottratta è stata considerata e trattata come un animale randagio, non abbandonata ma cacciata via dalla sua mamma e portata in un canile, cioè un’altra casa, dove ha trovato chi le darà la possibilità di vivere ancora.

Non si critica l’adozione, che comunque deve essere considerata solo un estremo rimedio ad un estremo male che non rientra nel caso trattato.

Lo Stato Svizzero, attraverso l’assistenza sociale, garantisce economicamente ogni famiglia costituita solo da madre e figlia, priva di mezzi di sussistenza: pagando viveri, alloggio e tutti i costi delle necessità di vita.

Il fatto stesso che la legge italiana permetta questi delitti, anche a livello regionale e locale, evidenzia ignoranza, incoscienza e scorrettezza umana, perché solo l’economia ha occupato tutti gli spazi della coscienza che mobilita ogni comportamento.

Anche qualora fosse l’unico atto discutibile, commesso o permesso dallo Stato italiano, dovrebbe farci vergognare di essere italiani.



Dott. G. Basso, psicologo e psicoterapeuta

mercoledì 1 settembre 2010

LA MAMMA CREA LA GRANDEZZA DELL’ANIMA DELLA SUA CREATURA


Tutte le cellule fisiche della persona sono psichicizzate, cioè sono caratterizzate dalle caratteristiche psichiche specifiche della persona, com’è dimostrato dai disturbi psicosomatici, cioè di origine psichica, dalle disfunzioni e dalle funzionalità organiche psicosomatiche, cioè di origine psichica, dalle sensibilità e insensibilità psicosomatiche, cioè di origine psichica.

Infatti, senza cellule non c’è coscienza, non c’è psiche, non c’è anima.
L’anima è costituita dalla coscienza e dalla psiche. Non c’è anima umana senza cellule, ci può solo essere anima definita angelica, cioè angelo.

La coscienza umana agisce attraverso il sistema cellulare dell’essere umano, gestito dalla razionalità e dall’istintività. Il corpo, avendo origine dall’integrazione delle cellule maschili con le cellule femminili, fa incontrare la psichicità della donna con la psichicità dell’uomo, costituendo la struttura dell’anima filiale.

Tuttavia lo sviluppo della fisicità cellulare, e pertanto della coscienza individuale, filiale e psichica, avviene prevalentemente nel corpo, attraverso la cellularità fisica e psichica e attraverso l’anima della madre.

La madre dà al figlio più del suo, più di se stessa, più delle proprie cellule e quindi più della propria coscienza, più della propria psichicità e della propria anima.

Le cellule del maschio sono quelle dell’iniziativa alla vita che si è decisa di creare e costruendo la singolarità, la diversità individuale e l’irripetibilità, infatti, è impossibile creare una vita identica a un’altra vita, l’essere umano può creare solo delle somiglianze di vita, somiglianze ad altre creature.

Questi processi della creazione affermano la grande verità che Dio, del quale l’uomo è immagine e somiglianza, ma non è altro Dio, crea la vita servendosi dell’uomo (cioè crea anima e corpo servendosi dell’uomo).

Questi processi creativi e simbiotici dimostrano che fondamentalmente i figli sono necessariamente più della madre che del padre, come dimostra l’intenso rapporto simbiotico della madre con la propria creatura, che solo più tardi viene superato, ma che esige che siano necessariamente affidati alla madre i bambini di genitori che si separano.


(Dr. Giovanni. Basso, psicologo e psicoterapeuta)

giovedì 5 agosto 2010

L’UOMO È LIBERO MA LO STATO “PATRIA” LO FA SCHAVO



Tutte le Patrie esercitano sulla popolazione diritto di vita e di morte, attraverso l’uccisione: fatta di armamenti, di guerre e di bombardamenti che tutti gli appartenenti debbono preventivamente accettare.
Patria, Stato, Nazione sono nati dalla violenza e si mantengono attraverso la violenza.

Con estrema chiarezza il Giusti, nell’inno all’Italia afferma: “ di libertà e di gloria: scheletri che vi importa?” Che interessa a voi una Patria libera, ma voi sotto terra? E ancora: “a noi larve d’Italia, mummie della matrice, è becchino la balia e anche la levatrice!”,concludendo “...e quando si rimuore: ti ruba il funerale!

Tutto ciò può accadere perché gli Stati si affermano ignorando e negando la costituzione dell’IO, che è costituzione dell’Essere Umano, e perciò lo gestiscono attraverso la proprietà, come una bestia, e la bestialità è schiavitù.

Quella di certi Avvocati Matrimonialisti è diventata un’altra istituzione della violenza dello Stato-proprietario dei cittadini, approfittando specialmente del livello-stato infantile.
Infatti ricorre al linguaggio e al costume spartano che militarizzava i maschietti dall’età di 4 anni, sottraendoli alle famiglie e costringendoli a vivere in caserma, che oggi sono chiamate istituzioni protettive...

Oppure come l’antica civiltà romana, che delegava al “paterfamilias” il diritto di vita e di morte su moglie e su figli.

Genitori, Stato, Giudici, Avvocati Matrimonialisti e chiunque abbia potere, o ritiene di averlo: la civilizzazione vi impone l’onestà di coscientizzare la costituzione dell’Uomo, per smettere di schiavizzarlo.

L’uomo, quando nasce, è costituito da tre dimensioni dell’IO:

1- L’IO egocentrico, che permane in tutta la sua esistenza e dal quale non si deve mai staccare. Infatti “IO” è la parola che pronunciamo più volte al giorno e alla quale riferiamo tutte le nostre esperienze di vita. Se così non fosse: si tratterebbe di stato patologico di alienazione, o di schizofrenia. Nulla e nessuno lo deve sostituire o indebolire.

2- L’IO sociale, che significa: io ho bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di me; incomincia dal rapporto simbiotico del bambino con la madre, dopo la quale scopre la figura paterna, e dopo i genitori scopre gli altri, la società e il mondo che lo circonda e del quale è “socio”. Questa dimensione dell’IO la rende membro e non proprietà della società.

3- L’IO cosmico, IO infinito, costituito dall’istinto di vita, che niente e nessuno ha il potere o il diritto di contrastare, tutte le Strutture Sociali debbono solo garantire che ogni istante di vita lo portino verso la vita, e mai verso la morte. Quindi nessuno è obbligato a morire per la Patria.

Nessuna di queste componenti è più importante dell’altra, perché tra componenti essenziali non si imposta mai un rapporto di forza: primo, secondo,ecc..

E soprattutto l’Uomo è uomo perché è libero. La libertà sviluppa la coscienza, senza libertà non si è uomini, ma schiavi. Solo la coscienza fa l’uomo libero e la libertà fa conoscere il principio del bene e del male.

La libertà gestisce questa trilogia dell’IO, da cui nasce la persona psico-fisica, individuale e irripetibile, perché la rende libera di essere se stessa.

Ogni concetto o convinzione di proprietà sull’Essere Umano, affermata e pretesa da Genitori, da Stato, Giudici o da Eventi Straordinari: è negazione dell’uomo libero e tutte le istituzioni debbono educare ed aiutare l’uomo ad essere libero.

Comunque nell’uomo agisce il principio della compensazione, che sviluppa maggiormente una parte dell’IO, qualora un’altra fosse deficitaria o carente, come nel cieco è evidenziato il senso tattile.

La filosofia di Platone afferma che i bambini, gli handicappati e gli anziani sono della società, sono di tutti e tutti dobbiamo provvedere ai loro bisogni, sottolineando che le debolezze o le carenze dell’IO egocentrico sono e debbono essere necessariamente compensate dalla presenza della componente dell’IO sociale, di cui ogni essere umano è membro, come appunto afferma Platone.

Il diritto di proprietà (= schiavitù) che la Patria vanta esercitando sugli appartenenti-sudditi diritto di vita e di morte attraverso le proprie istituzioni di morte: esercito, fucilazioni dei traditori della Patria, tribunali che emettono infinite condanne a morte, ecc., viola e mortifica l’IO cosmico, costituito dall’istinto di vita, perché la Patria costringe tutti a viverlo sotto la spada di Damocle, che ti può ammazzare quando meno te lo aspetti.

Infatti oggi i disaccordi e le inimicizie tra Stati ci costringono a vivere sotto l’incubo delle esplosioni nucleari, che tutte le patrie ormai sono in grado di produrre.

L’unica limitazione alla propria libertà può essergli imposta qualora scegliesse di danneggiare o distruggere la propria vita.

L’uomo è membro e non dipendente dalla società, e come tale è e deve restare libero, anche di diventare membro di un’altra patria, o di vivere in un’altra famiglia, o con altri genitori, qualora i propri non potessero assisterlo. Ma deve essere libero di scegliere e dimostrando di avere proprie preferenze.

Patria significa "paternità" ed il concetto è nato quando l’uomo è stato creduto superiore alla donna, considerata priva di ogni potere. Paternità e Maternità sono espressione di protezione affettiva, anche attraverso all’autorevolezza, ma non sono e non debbono essere esercizio di potere.

Pertanto la patria è quella dove si ha trovato la migliore possibilità di vita e di lavoro. Solo questa convinzione e questi comportamenti non generano nemici o stranieri , bensì favoriscono affettività e fratellanza, perché sono i migliori processi di vita.

L’antica Roma dichiarava: “si vis pacem: para bellum!” (se vuoi la pace: prepara la guerra!), che un grido di dolore di Papa Pacelli, costretto ad assistere lo scoppio della seconda guerra mondiale, ha reclamato: “si vis pacem: para pacem” ( se vuoi la pace: prepara la pace !).


Dott. G. Basso, psicologo e psicoterapeuta

sabato 17 luglio 2010

AFFIDO DEI MINORI DI GENITORI SEPARATI


( Dr.Giovanni Basso – Psicologo e Psicoterapeuta)


L’affido di minori, figli di genitori separati, evidentemente non può essere gestita dal Giudice, perché il Giudice ha il torto di gestire una “legge uguale per tutti”.

Infatti la “legge uguale per tutti” è sempre e solo una mezza legge, perché è giusto affermare che ci sia una “legge uguale per tutti”, ma deve contemporaneamente anche essere affermata una “legge ad personam” (personale o particolare) che deve necessariamente prendere in considerazione situazioni specifiche e personali del bambino, situazioni specifiche e personali della madre, situazioni specifiche e personali del padre. Lo esige la naturale esistenza di un Giudizio Universale, accompagnato da un Giudizio Particolare.

1 – Situazioni specifiche e personali del bambino: sono le prime e le
più importanti da tenere in considerazione: che età ha? Ha
particolari debilitazioni? Sviluppa una crescita normale, o
precocismi, o ritardi di crescita? L’età cronologica corrisponde
all’età mentale(di cui sono sempre responsabili i genitori)? Con
quale genitore vuole restare? E di quale dei due ha più urgente
necessità?

2 – Situazioni specifiche e personali della madre: quale livello di
simbiosi lega necessariamente ancora la madre alla sua creatura?
Ha eventuali problemi psichici (dei quali deve tuttavia essere
informata)? È capace di non criticare, né di odiare il marito
in presenza del loro bambino? È una persona tranquilla, o è
sempre inquieta, nervosa, sempre scontenta, che critica tutto e
critica tutti? È depressa? Sta bene in salute fisica e psichica? Ha
tempo di dedicarsi sufficientemente ai suoi figli? È permissiva,
o possessiva?

3 – Situazioni specifiche e personali del padre: È persona autoritaria e
violenta (padre padrone!)? Sa non criticare la madre del loro
figlio in presenza di lui? Assisterebbe personalmente il bambino, o
lo affiderebbe ad altre persone? È persona onesta, corretta,
equilibrata? Collabora economicamente, e adeguatamente ai
propri mezzi, al mantenimento e alla miglior crescita dei figli,
anche se questi fossero affidati alla madre?

È possibile che ambedue i genitori possano avere dei problemi controindicativi dell’affidamento, o alcuni di questi problemi sopra citati; il Giudice sarebbe costretto a scegliere il minor male possibile, oltre il male imposto al bambino dalla separazione. Ma se in ambedue ci fossero dei problemi che ipotecherebbero la buona crescita dei figli: in tal caso il Giudice sarebbe costretto ad affidarli a qualche famiglia tra parenti, o famiglie disposte all’adozione, o anche al semplice intrattenimento e ospitalità a tempo indeterminato.

Soprattutto è importante che il Giudice non istituzionalizzi i bambini normali, perché qualsiasi istituto di protezione: non educa ma condiziona, perché è fatto di regole impositive (come le regole di caserma, o delle carceri). Si tenga presente il principio che alle persone normali: la verità si propone, non si impone; come la madre discorsivamente propone ai figli determinati comportamenti.

L’istituto potrebbe essere di aiuto educativo solo se fosse un laboratorio protetto e assistenziale, come dovrebbero essere gli istituti per deboli psico-fisici, in quanto sviluppano la creatività, migliorando quindi la coscienza di se, che è la loro anima (coscienza dell’IO). Infatti ognuno si identifica con quello che fa e sa fare.

Appare pertanto evidente che il Giudice non può, da solo, prendere delle decisioni costituite da tante componenti di cui non è competente.
Quindi deve smettere di far cadere sui bambini personali decisioni arbitrarie, come comunemente i Giudici si comportano.

Come pure le pullulanti associazioni di padri, sono complotti rivendicativi di propri diritti negati, ma le rivendicazioni sono anche vendicazioni, e le vedette sono tutte antieducative.

Il naturale processo e dovere educativo appartiene soprattutto alla madre, che ha generato le sue creature fisicamente e coscientemente e deve continuare a svolgere questo processo generativo.

Ma la generazione è anche distacco da se, cioè: è crescita, come le mamme fanno quando partoriscono, come le mamme fanno tagliando il cordone ombelicale, come le mamme fanno interrompendo la suzione del latte alle proprie mammelle, come le mamme fanno smettendo di accudire ai bisogni fisici dei loro figli, quando raggiungono i tre anni. Come soprattutto le mamme sanno rendere autosufficienti i propri figli (o dovrebbero sapere!).

Fondamentalmente ogni educazione svolta da chi non è madre: è solo compensativa di una grave carenza esistenziale nel processo di crescita del bambino, come la medicina è compensativa della mancanza di salute.

sabato 26 giugno 2010

BAMBINI, RAGAZZI E RAGAZZE SOTTRATTI ALLA FAMIGLIA E COLLOCATI IN STRUTTURE PROTETTIVE




Tutte le Istituzioni Protettive, e parimenti le Istituzioni Punitive (Carceri), sono essenzialmente punitive delle colpe che i minori sono costretti a subire, a causa delle proprie menomazioni, costituite da: povertà (la famiglia non ha mezzi sufficienti di sostentamento), disabilità (handicappati), caratterialità (ragazzi difficili), perdita dei genitori (orfanotrofi), separazione dei genitori, bambini in carcere con la madre, ecc.
Inoltre in nome dell’affermazione che i vecchi diventano bambini: anche i Ricoveri di Anziani sono altrettante caserme.

Pertanto il ricovero in questi Istituti è anche un gesto di colpevolizzazione dei minori, a causa delle suddette menomazioni, per le quali vengono appunto istituzionalizzati.

L’istituzionalizzazione purtroppo è anche la dimostrazione dell’affermazione biblica: ”i vostri padri hanno mangiato l’uva acerba e i figli sono nati con i denti legati”.

Fondamentalmente tutti gli Istituti di Protezione sono identici alle Caserme Spartane, dove i maschietti di 4 anni venivano militarizzati, per formare l’ideale del maschio-soldato spartano.
Infatti tutti gli Istituti debbono adottare una disciplina che renda possibile la loro esistenza.

Ovviamente il mantenimento è accompagnato dalla “educazione”, o “formazione”, che in questo contesto disciplinare si può definire “condizionamento psichico”, che influenzerà tutta la vita degli ex-ricoverati nelle Strutture Protettive.
Forse gli handicappati potrebbero avere bisogno di una assistenza medica, ma ciò non toglie che purtroppo sono sottoposti a disciplina.

Tutto è dimostrato dal fatto che tutti gli istituzionalizzati o i ricoverati se possono scappano il più presto possibile, salvo il processo di condizionamento che li ha persuasi a continuare a restare.

Il processo di civilizzazione comporterebbe che finalmente ogni istituzionalizzazione scomparisse, per dare spazio alle familiarizzazioni, oggi sempre maggiormente possibili. Evidentemente va difeso il diritto di scelta di membri che appartenevano alla propria famiglia, distrutta dalla separazione.
Il Prof. Basaglia è riuscito a fare scomparire i Manicomi, che comunque avevano tante e inenarrabili analogie con le Istituzioni Protettive.

Si potrebbe anche affermare che specialmente l’Istituto Protettivo, pur essendo compensativo di tante carenze, è anch’esso uno psicofarmaco, che condiziona il cervello dei ricoverati.

Pertanto Istituzionalizzare un bambino per sottrarlo al rapporto nefasto con i genitori, o con uno dei genitori, è una violenza peggiore della violenza psichica subita dalla loro separazione. È un punire lui a causa della separazione dei suoi genitori, oltre che essere anche una punizione di uno o dell’altro genitore che non lo ha voluto, o che non permette che l’uno o l’altro benefici della scelta del figlio di restare assieme.

Quindi, in occasione della separazione dei coniugi: anzitutto il primo diritto che esiste e deve essere affermato è la libertà di scelta fatta dal bambino, anche qualora fossero più fratellini e scegliessero tutti di stare tutti dalla stessa parte, trattandosi di esseri umani e non di merce.
Semmai il giudice deve accertarsi che il bimbo sia veramente libero di scegliere e non sia influenzato da subdoli ricatti o minacce.

In base a questi principi naturali, oltre che umani: sembrano inutili le sempre più numerose associazioni, specialmente maschiliste, che vogliono affermare o contrattare i diritti genitoriali; infatti sono tentativi di perversione di una legge naturale, che deve restare indiscutibile.


(Dr.Giovanni Basso – Psicologo-Psicoterapeuta e Perito Grafologo)

lunedì 14 giugno 2010

I FIGLI DEI SEPARATI NON SONO OGGETTI


La separazione dei genitori causa tanti mali ai figli, particolarmente ai minori.

Infatti i figli fisicamente e psichicamente sono fatti e costituiti dalla realtà psico-fisica dei due genitori, che sono ancora la loro vita che li fa crescere, almeno lungo tutto il tempo della inferiore età.
La separazione è perdita di almeno una componente di questo principio di vita al quale i minori sono necessariamente e naturalmente legati e dipendenti, e pertanto crea uno stato di mortificazione in tutti i figli.
Il loro stare con l’uno o l’altro genitore è sempre una compensazione che tende a coprire questo vuoto mortificante.

Altro male della separazione e del divorzio: è l’orfananza e l’abbandono, nonostante siano affidati all’uno o all’altro dei due; è brutto sentirsi orfani, ma è peggio sentirsi orfani di genitori che esistono ancora, perché l’esistenza ne fa percepire ogni giorno la perdita.

Comunque sono tanti e prevedibili i problemi psico-fisici che gli orfani debbono affrontare e risolvere, quando è anticipatamente venuta meno una di queste due componenti energetiche vitali. Particolarmente gli orfani diventano facilmente persone insicure, perché la sicurezza del bambino si fonda sull’unione tra papà e mamma; nonostante sia meglio, anche per i figli, che i due genitori si separino, piuttosto che vivere in discordia o continue conflittualità distruttive dell’amore.

Soprattutto è importantissimo considerare ed apprezzare che la separazione dei genitori provoca e sviluppa un più forte legame, stringimento e solidarietà tra i fratelli, in occasione della perdita di una persona molto importante nella loro vita, sentita come una disgrazia mortale, della quale i fratellini si sentono superstiti.

Qualora un qualsiasi giudice, o qualsiasi altra persona, imponesse ai fratelli di andare avanti nella vita, ma separandosi tra loro: aggiungerebbe e imporrebbe disgrazia a disgrazia, lutto a lutto!

Putroppo a questa iniquità è arrivato un giudice, riconosciuta ed annullata dal Giudice della Corte d’Appello di Salerno, anche in nome della “mitologia” dell’Antica Grecia.

La separazione tra i minori, figli di genitori separati: è mortificazione umana dei medesimi, in quanto considerati schiavi-oggetto – sia pur di valore – motivata dal dovere di distribuire equamente i beni e i mali tra le parti che ne hanno diritto.


Come inoltre è mortificante purtroppo anche l’orfanatrofio, o qualsiasi Istituto, nei quali vengono collocati i minori, i poveri, o i deboli psicofisici: imprigionati a causa di mancanza o perdite di fattori importanti della loro vita, non attribuibili alla loro responsabilità.


Perché le istituzioni non fanno crescere, come solo i genitori possono fare crescere con le loro persone e con i loro mezzi: bensì condizionano corpi e cervelli, sia pure attraverso l’ambiente e la cultura.

Dott. G. Basso, psicologo, psicoterapeuta

mercoledì 9 giugno 2010

LA PEDOFILIA DEI PADRI SPIRITUALI



Ai Sacerdoti piace essere chiamati “Padre” e, preferibilmente, la gente li chiama e li definisce con questo appellativo. Anzi a molti cattolici piace anche definirsi “figlio spirituale” del proprio Padre Spirituale, ed anche i Padri Spirituali chiamano “figli spirituali” quelli che li frequentano.

L’attribuzione del ruolo di “paternità spirituale”: inconsciamente è anche compensativa della carenza e della frustrazione della paternità fisica, mettendo in atto una pulsione comportamentistica imitativa del comportamento dei veri padri fisici.

Comunque tutto quello che avviene a livello di inconsapevolezza, o di non piena consapevolezza, corrisponde sempre ad una perdita di autocontrollo, e soprattutto dell’autocontrollo delle proprie pulsioni genitali, che il soggetto, in stato di piena coscienza aveva promesso e giurato di autocontrollare come impegno più importante della sua scelta di vita.

Putroppo la perdita di autocontrollo delle proprie pulsioni genitali avviene anche tra gli stessi fisici, che con la violenza sessuale, pretendono di esercitare la padronanza sulle proprie creature, anche rivendicando legalmente il diritto di proprietà sui minori, particolarmente nelle circostanze di separazione dei genitori; e i giudici la devono riconoscere, nonostante maltrattamenti e di eventuali abusi sessuali perpetrati verso i loro figli. Questi riconoscimenti legali arretrano la civilizzazione, riportando la società all’epoca dell’antica Roma, quando riconosceva al “paterfamilias” il diritto di vita e di morte su moglie e su figli. Oppure si ripete la”strage degli innocenti”, di erodiana memoria.

Il fenomeno della pedofilia accade più frequentemente in ambienti che raccolgono numerosi bambini “handicappati” da sintomi di povertà, di abbandono, di cecità e sordomutismo, di mutilazione o handicap fsico, di perdita precoce dei genitori; si tratta di orfanotrofi, patronati, collegi e qualsiasi comunità di minori, gestite da persone che hanno scelto il celibato per dedicarsi alla gestione dei bambini adolescenti e preadolescenti colpiti da queste disgrazie. Infatti più le sintomatologie si concentrano: più provocano bisogno di tenerezza, di commiserazione e di compassione.

Comunque le comunità sono sempre costituite da somme di beni e di mali, che pesano enormemente sulla buona e sulla cattiva coscienza di chi li gestisce.
Anche il Papa Woytila aveva scritto la raccomandazione di non concentrare ragazzine nelle sacrestie per fare da chierichette, ma a questo appello non si è dato alcun ascolto, come i fatti dimostrano.

La stessa minor età è un fattore provocatorio di questi interventi pedofili.
Ultimamente questo comportamento è stato favorito, accreditato, o permesso dalla autorevolezza della psichiatria, che il “famoso” psichiatra Richard Gardner ha personificato formulando, sul piano comportamentistico, metodi educativi e rieducativi per soggetti normali e deboli. Evidentemente la teoria di Gardner è stata giustificata dalla “deformazione professionale”, che sempre avviene da parte di chi si dedica esageratamente o esclusivamente all’esercizio nella propria professione. L’impressione che lasciano le sue teorie acquisiscono maggiore importanza anche perché sono idee di un medico e di uno psichiatra, e comunque contengono delle novità o contradizioni a ideologie precedentemente accettate.

A tutto si aggiunge che i comportamenti amorosi frequentemente avvengono in occasione di disgrazie, di disagi, di incomprensioni, di infedeltà, o di qualsiasi dispiacere e si tratta di isterismi compensativi di tutto quello che è accaduto di male; i pedofili normalmente sfogano il proprio isterismo, sempre inventando mali o beni che esistono o non esistono nella realtà delle persone abusate.

Tutti i pedofili ritengono di esercitare un benevolo paternalismo, attraverso la manipolazione sessuale, specialmente i “Padri Spirituali”, affermando di svolgere affettuosamente un’attività di assistenza, di educazione o anche di insegnamento tendendo a identificare con l’amore l’esercizio della propria incombenza e arrivando anche a definirlo missione.

Inoltre può dirsi pedofilia anche l’intrattenimento, comunemente più frequente e più lungo sui comportamenti sessuali, del proprio figlio spirituale, o del proprio allievo, o del proprio educando: attribuendosi il diritto e dovere di fare un discorso di educazione sessuale, specialmente nel periodo della preadolescenza, quando gli adolescenti incominciano a sentire maggiormente le prime pulsioni sessuali.

Il discorso della educazione sessuale assolutamente non appartiene al sacerdote, né all’educatore, né al docente come tale. Chi crea la vita ha il dovere e il diritto di istruire la propria creatura, sulle leggi della vita che gli ha data, creando anche la vita psichica, che è completezza di vita. Infatti questo dovere naturalmente il genitore lo svolge verso i tre anni, quando gli inculca la necessità e la motivazione dell’abbigliamento.

È un dovere che purtroppo deve sempre fare, anche controvoglia, perché insegna il male alla propria creatura, rendendola maliziosa e maligna.

Il sacerdote, che ha scelto di svolgere il compito della educazione e della gestione della spirituale, attraverso la sublimazione mistica della fisicità, cresciuta nello stesso sacerdote, come ogni altro essere umano normale: si è impegnato con il voto perpetuo del celibato, ad astenersi da ogni intervento fisico erotico e genitale sul proprio e altrui corpo.

La pedofilia esercitata dalle persone che hanno scelto il celibato dimostra la inopportunità della qualifica di “voto perpetuo”.
Infatti nella vita accade che sia umanamente sempre possibile cambiare opinione, o convinzione. o scelta.

Più utile ed opportuno in ogni tempo sarebbe allora il “voto temporaneo”, allo scadere del quale il sacerdote e qualsiasi persona “consacrata” possono sentirsi di continuare ad assumersi la responsabilità di quell’impegno, oppure di non sentirsi più in grado di assumersi quella responsabilità.

Come potrebbe accadere che gli stessi responsabili supremi delle istituzioni ecclesiastiche abbiano motivazioni di non ritenere più opportuno l’affidamento di queste responsabilità.

Il rinnovo è sempre un processo di generazione, o di rigenerazione della vita, e la vita l’ha capita solo chi ha capito che bisogna sempre ricominciare; mentre chi ha solo capito che bisogna “continuare”: non ha capito niente del valore della vita.

Dr.Giovanni Basso – Psicologo



mercoledì 26 maggio 2010

L'ITALIA NON AIUTA I BAMBINI


>> Italia quasi ultima in Europa per aiuti alle famiglie con bambini

>> Minorenni a rischio povertà

>> Pochi asili nido, scarsi sussidi e poca assistenza sociale per le mamme


ROMA

L'Italia è al terzultimo posto in Europa nel supporto economico alle famiglie con bambini.

Emerge da uno studio dell'Università di Essex, nel Regno Unito, di prossima pubblicazione sulla rivista Social Science Computer Review.


Francesco Figari è ricercatore dell'università britannica: "In Italia - spiega Figari - il supporto medio per ogni figlio è pari al 4% del reddito medio individuale, molto poco se confrontato con quello degli altri Stati europei. Dei 19 paesi UE studiati, 13 fanno registrare un supporto che va da valori di poco inferiori all'8% fino al 15%. Solo la Spagna, il Portogallo e la Grecia - continua il docente - fanno peggio di noi".


Ammontare e distribuzione del supporto pubblico incidono sulla riduzione del rischio di povertà. Assumendo come linea di povertà il 60% del reddito mediano del paese, dalla ricerca dell'università di Essex emerge che in Italia il 33% dei minorenni sarebbe a rischio povertà senza supporto pubblico.


"Se ad esempio - afferma Figari - andiamo a vedere il Regno Unito, notiamo che c'è un rischio di povertà maggiore che in Italia, che è del 37,7%, ma per effetto degli aiuti pubblici alle famiglie si scende al 19,1%, meno che nel nostro Paese. Il sistema britannico è quindi più efficiente del nostro".


E non è l'unica criticità: il 10% delle famiglie più povere, dove vive il 15% dei figli a carico. riceve un sostegno inferiore alle famiglie leggermente più benestanti.


"Questo è dovuto al fatto che le agevolazioni fiscali rappresentano poco meno della metà del supporto totale, ma le famiglie più povere non pagano imposte sufficienti per beneficiare delle agevolazioni, e di fatto sono meno aiutate delle famiglie leggermente più ricche".


Fonte: ADNKRONOS, 24/05/10


mercoledì 5 maggio 2010

5 MAGGIO GIORNATA CONTRO LA PEDOFILIA

Tratto da:
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Grazie a tutti x aver partecipato a questo evento piccolo organizzato un po’ all'ultimo momento e nemmeno dopo 22 ore abbiamo raggiunto moltissime persone... spero che questo sia un piccolo, ma grande segnale andare sempre più avanti a stanare questi esseri ignobili e anche chi gli organizza la vita (il business) etc... ascoltate anche bene il video di Beppe Grillo, invece di contrastare in modo vero ed efficace il reato di abusi sui minori e/o altri traffici sui bambini... basta I BAMBINI NON SI TOCCANO l'infanzia non si tocca... e chi li tocca deve andare in galera a vita e magari anche farli lavorare x non pesare al cittadino... la prigione gliela offriranno volentieri tutti i bambini che loro fanno mettere ogni anno nelle "case famiglia" IN QUELLE PRIGIONI CI DEVONO ANDARE SOLO I PEDOFILI E NON I BAMBINI... e le assistenti sociali stessero con i pedofili se tanto vogliono assistere lo facessero con questi individui invece che con poveri bambini innocenti a cui tolgono la casa e la madre di sicuro, ma a volte tutta la loro famiglia che non rivedono + per anni... e altri casi ancora peggiori come abbiamo visto sia in Italia che in Belgio , in Germani ecc.. di madri che dopo essersi permesse di denunciare per pedofilia gli sono stati sottratti i bambini per tanti anni e ci sono madri e bambini disperati e ancora in pericolo, xchè invece di stare con le loro madri stanno con i loro carnefici contro la volontà dei bambini che non se fosse vero che non hanno voce... perchè mai solo le voci di bambini e le madri non vengono ascoltate e credute?? Le madri sono pazze manipolatrici bugiarde il tutto questo fatto con test con sindromi non comprovate!

E i bambini sono dei bugiardi fantasiosi? Tutte così tutte uguali queste storie.. come anche quelle negli asili di Rignano Flaminio e altri ancora, dove tanti bambini e genitori hanno tentato di farli passare anche li per pazzi e bugiardi - fantasiosi... oltre le violenze anche le offese... se è difficile e quasi impossibile poter provare i con tante testimonianze di bambini e genitori uniti tra loro... possiamo immaginare quanto possa essere impossibile quando questo reato avviene tra le mura di casa... e purtroppo so che fa male sentire quest'altra orrenda verità, ma la maggior parte dei reati x pedofilia sono quelli che avvengono in famiglia... e qui c'è ancora più omertà e nessun vero supporto e aiuto soprattutto a livello legale x una madre (di solito ancora oggi è quella con la situazione economica + debole) come fa a difendere il figlio se non ha a disposizione un buon avvocato e soldi da dargli???

E allora quando ipocritamente incitano a una madre a fare una denuncia con quale coraggio o per meglio dire con quale coscienza la si incoraggia.. con quali premesse?? Tanto secondo questo "sistema" interessato solo ai loro vari business le prove x pedofilia (abuso di minore o incesto) non le vorranno mai!!!... A meno che forse non si tratti di alcuni pochi loro eletti privilegiati!

E allora io sarei x la decisione di un solo Giudice xchè come dice anche il proverbio "con tanti galli a cantare non si fa mai giorno" ed io e penso che anche voi volete che qui diventi giorno e che venga illuminata ogni cosa!

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Diritto di scegliere chi vogliamo adottare



(dr.Giovanni Basso, psicologo)


La decisione e la scelta di adottare una creatura è l’atto più grande, più bello e più importante che una persona passa fare.


Probabilmente l’adozione di un bimbo abbandonato, o rifiutato, è più importante della stessa procreatività, perché ricrea e reincarna in se una creatura già esistente, ma rifiutata dalla vita, ripetendo l’atto salvifico del Foglio di Dio che, incarnandosi, sceglie l’uomo: rifiutato da Dio, attraverso la colpevolizzazione.


Pertanto le persone che adottano una creatura meritano sempre stima e apprezzamento da parte di tutti, chiunque queste fossero.


Tuttavia l’essere umano, capace di creare, e di ricreare, la vita: non sempre è capace di viverla correttamente, non è un essere perfetto, e addirittura qualche volta vive malvagiamente la propria vita, o non la rispetta, o adotta comportamenti fisici e mentali di scorrettezze di vita. Tutto ciò non toglie che comunque ogni essere umano abbia il diritto di procreare, e questo diritto non deve essergli negato da parte di alcuna persona, tantomeno da parte di qualsiasi istituzione.


Purtroppo nella nostra società si è arrivati a proporre addirittura la castrazione alle persone che gestiscono male la propria sessualità.
Come non può essergli negato il diritto di vivere, nonostante si comporti, o si fosse comportato male. La condanna a morte è iniqua, disumana, e sono malvagi tutti quelli che la emettono, o l’hanno emessa; come fu malvagio chi ha condannato a morte Gesù.


Quindi l’adozione, essendo un atto di vita, che avviene attraverso la salvezza di una vita rifiutata, non deve essere impedita, e tantomeno criticata, anche qualora fosse svolta da persone criticabili, come effettivamente è criticabile la coppia che ha chiesto di adottare un bambino, “purchè non fosse nero”.


Questa neo-madre infatti aveva motivato la volontà adottiva affermando”Sogno un figlio da anni, vorrei tanto un bambino. Va bene tutto, purchè non sia nero”.


Il Tribunale dei minori di Catania ha fatto bene ad accogliere la richiesta di questa aspirante genitrice adottiva, nonostante si fosse presentata come razzista.


Ma la Procura della Cassazione ha colpevolizzato questa concessione, dichiarando che “ I magistrati (di Catania) si sono resi complici di una dichiarazione discriminatoria”. E quindi impone di dire: no alle coppie che chiedono uno, o più piccoli in adozione, qualora indicassero di non essere disponibili a ricevere bimbi di pelle nera, o di etnia non europea.


Un saggio proverbio dice : “L’ottimo è nemico del bene”! che significa: qualora non si riuscisse a maturare, o a proporsi un ideale ottimo: accontentiamoci del bene che siamo capaci di concepire e di proporci.


Evidentemente la signora che ha chiesto di adottare un bimbo bianco non aveva l’effettiva capacità di fare una scelta personalmente sostenibile, salvaguardando lo stesso supremo interesse del bambino.


Si consideri anche che: qualsiasi atto procreativo si integra con la convinzione di fare una creatura perfetta, conforme ai propri gusti e ai valori più importanti della vita.


Il comportamento della suddetta madre adottiva, infatti ha dimostrato che è stata capace di scegliere un modello a lei compiacente; quindi si tratta di ideali e comportamenti normali!


Fortunatamente esistono anche grandi madri e padri, capaci di adottare anche bimbi, adolescenti e adulti handicappati, caratterizzati da gravi perversioni.E questa qualità adottiva si identifica al gesto salvifico di Gesù Cristo.


Però è sempre un grave delitto quello dei genitori che rifiutano la vita di qualsiasi specie essa arrivi.


La Signora che ha annegato in mare i suoi due bambini, perché autistici: ha commesso il delitto più grande della storia dell’uomo.
Come pure è delinquenziale il comportamento dei genitori che emarginano da se il proprio figlio handicappato, relegandolo in un rifugio, o in una prigione di accoglienza.