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Le inchieste che vedono al centro i minori si svolgono con un meccanismo tanto implacabile quanto ripetitivo.
La maestra o la vicina di casa o un parente che ha conti da regolare, come nei casi di divorzio, avvisa l'assistente sociale del territorio. Quest'ultima arriva, parla col bambino o coi "denuncianti", non è tenuta a interpellare né i genitori né altre persone, e stila una relazione che finisce sul tavolo del Tribunale dei Minori. Basta parlare di "problemi", "incapacità genitoriale", o "sospetti abusi" ed ecco che il Tribunale dei Minori autorizza subito il sequestro dei bambini dalle famiglie d'origine.
A questo punto è fatta. Alcuni pseudo - esperti, magari neppure laureati in psicologia, certificano, su indizi psicologici, che "potrebbero esserci problemi da verificare".
Così i bambini restano per mesi sottratti alle famiglie d'origine senza che i genitori possano avvicinarli, né spedire loro lettere o giocattoli, neppure sotto il controllo di questa sorta di carcerieri dei loro figli.
Perché tanto rigore che non viene applicato neppure ai condannati per le stragi di mafia, nelle carceri speciali?
La risposta ipocrita arriva fulminea: "I genitori potrebbero turbare i bambini con le loro lacrime e la loro presenza, spingendoli magari a ritrattare le accuse".
Quali accuse per quali reati? Ma è ovvio. Quelle raccolte dagli stessi assistenti sociali in lunghi mesi, prolungabili per anni, in cui i bambini sono deportati, strappati dalle loro case, affetti, animali e giochi e in cui nuovi adulti prendono il posto principe come figure di riferimento. Ecco che queste pseudo - inchieste, che si reggono sempre su dichiarazioni incrociate e non su prove documentali, vanno avanti all'infinito. Più i genitori protestano e più vengono puniti con l'allontanamento. Padri e madri non hanno diritti da far valere: né il contraddittorio sulle accuse, se ci sono, né quello sulle prove, ammesso che ne esistano. Né tantomeno sulle perizie psicologiche che riflettono puntualmente, e sono lucrosamente retribuite coi bilanci delle Ausl, le convinzioni - e solo quelle delle assistenti sociali che hanno attivato il meccanismo e che, quasi sempre, torchiano e manipolano i bambini perché dicano ciò che vogliono sentirsi dire.
Di più. Per i genitori scatta automaticamente la presunzione di colpevolezza: ma in uno stato di diritto in regime di democrazia, sono gli accusatori che devono provare le loro accuse, o i cittadini che devono dimostrare la propria innocenza?
C'è di peggio. Le assistenti sociali e le psicologhe ASL, che fanno scattare la trappola non potranno mai essere punite per induzione alla calunnia, circonvenzione, maltrattamenti o quant'altro, non avendo alcun obbligo di video -fonoregistrare gli incontri con i minori, tenere una cartella clinica o anche un semplice brogliaccio di note, per cui il loro operato sfugge a un qualsiasi controllo. Quanto alla preparazione delle assistenti sociali neanche a parlarne: una farsa se non fosse una tragedia. Neodiplomate di vent'anni, gente entrata con qualsiasi espediente nei rami della burocrazia comunale che viene messa a svolgere il compito di assistente sociale, spesso, con una decisione di tipo politico. Sarebbero questi gli esperti di infanzia e di famiglie voluti per erogare fondi pubblici, affitti e sussidi vari.
Una vergogna nazionale. Nascosta e sottile, obliqua. Che si nasconde dietro ai casi di cronaca, alle vittime vere, per chiedere sempre maggiori fondi e poteri. Da gestire senza i controlli dei cittadini, con bilanci mai trasparenti.
Il caso che qui presentiamo è la prova provata di quest'intreccio di interessi inconfessabili. Dietro ai veri casi di abusi, scoperti in minima parte da servizi sociali, ci sono migliaia di denunce che servono a far mucchio per dimostrare un problema, altrimenti, molto minore. Per forza che poi le prove non arrivano.
Le assistenti sociali sono troppo impegnate a costruire teoremi colpevolisti e a cercare la materia prima per alimentare la macchina dell'assistenza, sottraendo i bimbi alle famiglie.
Dietro il caso della Bassa modenese non ci sono solo bambini violentati dai servizi sociali che avrebbero dovuto proteggerli, ma anche intere famiglie, insegnanti e parroci torturati da sospetti. Ci sono psicologhe col titolo di studio fasullo, assistenti sociali e magistrati che vanno a trovare gli abusologi di professione a 500 km di distanza e ad assumerli come consulenti.
E poi anche poliziotti, sempre e solo quelli, che si prestano a costruire prove senza riuscirci, con un Pubblico Ministero dalla carriera contrastata e che, pur di evitare un tonfo professionale, non esita a sottoscrivere qualsiasi carta. Evitando persino di concedere una perizia ginecologica richiesta dagli zii e dai genitori e accettando con urla e minacce i risultati opposti. Anche se provengono da fior di specialisti, con luminosa carriera professionale, che vengono chiamati da altri colleghi con la toga.
L'inchiesta della Bassa è uno scandalo. Per come è nata ed è stata condotta. È tutto lì, documentato in diciottomila pagine d'inchiesta in tre anni. E in mille pagine di sentenza. Tutte parole che girano a vuoto per giustificare le condanne. Che vergogna!
CACCIA ALLE STREGHE IN PIENO XX° SECOLO
Ciò che si è verificato nella Bassa modenese è una storia brutta che neppure in tempo di guerra, per le persone, le modalità e gli affetti colpiti, è possibile immaginare. L'incontro di alcune leggi con una data devianza e cattivi funzionari, lascia, però, spazio al ripetersi di altri drammi umani e famigliari.
Abbiamo assistito ad una vera e propria caccia alle streghe in pieno 20° secolo. Con tanto di untori, inquisitori e bambini strappati alle famiglie che ha colpito e distrutto immigrati del sud e genitori della zona, parroci, padri, madri, insegnanti e tante famiglie per bene. Una guerra santa ispirata, almeno in apparenza, dalla più nobile delle intenzioni: proteggere i bambini e salvarli dal demonio, dagli abusi, dai riti satanici.
Una missione tanto nobile da travolgere anche la verità.
L'isteria ha contagiato tutti quelli che contano: assistenti sociali, psicologhe, ASL, certi poliziotti, sindaci di Comuni, pubblici ministeri, giudici ordinari e speciali.
Non la gente.
Decine di bambini “rapiti” a scuola, o in piena notte dalle assistenti sociali e dai poliziotti, persone innocenti incarcerate, famiglie ridotte sul lastrico, galantuomini messi alla gogna con l'accusa dei più turpi reati. Una madre morta suicida, un fotografo e un parroco di crepacuore.
Questa testimonianza parlerà principalmente di un’altra vittima ancora, un’altra madre. È insegnante e ha potuto rifugiarsi all’estero in una comunità religiosa per partorire il bimbo che recava in grembo. Una scelta obbligata per impedire che i nuovi inquisitori – assistenti sociali le portassero via il neonato. E' stata costretta a lasciare l'amato marito da solo, dopo che da quindici mesi li avevano privati degli altri quattro figli con l'accusa di "non essersi accorti", che i loro bambini, dai quattro ai dieci anni, andavano di notte per cimiteri ad assistere a riti satanici e a farsi abusare.
La "caccia alle streghe" si è scatenata con deprecabili metodi d'altri tempi e si è incrementata con tanta feroce ottusità da sembrare interessata.
Le bambine e i ragazzi venivano improvvisamente sottratti alle famiglie, spesso, sulla base del "teorema" di una psicologa della ASL, della quale, ancor oggi, non si conosce nulla.
Quando lei "intuiva" che un minore era stato abusato, ne determinava l'allontanamento dalla famiglia senza alcuna spiegazione ai malcapitati genitori.
Spediva la relazione - denuncia al Pubblico Ministero e al Tribunale dei Minori. Di qui scattava l’apertura di un procedimento penale ad opera del PM e contestualmente un provvedimento ‘’provvisorio e urgente’’ di allontanamento dei minori da parte del Tribunale.
Il bambino non riferiva alcun abuso che giustificasse la macchinazione? "Era naturale – rispondeva con relazioni fotocopiate la psicologa - doveva prima sentirsi protetto e al sicuro". Generalmente dopo 5 - 6 mesi (ma alla bisogna anche prima) di isolamento dalla famiglia e di costanti plurimi colloqui interrogatori settimanali della psicologa.
E' difficile che un bambino dopo quel periodo di allontanamento dalla famiglia e dagli abusanti non si senta protetto a sufficienza per non raccontare delle violenze subite. E' altrettanto difficile ipotizzare che un bambino, in quel lasso di tempo e in quelle condizioni, non dica all'adulto ciò che questi intende sentirsi dire.
Esiste il problema dell'abuso e del falso abuso alla soluzione dei quali gli operatori sociali e i tribunali dovrebbero dare un contributo di trasparenza e di maturità evitando, innanzitutto, di addentrarsi in strade senza ritorno.
Smembrare una famiglia sulla base di un'intuizione, o della dichiarazione di una bimba di otto anni, diventa errore imperdonabile che porta danni e pregiudizio alla carriera se non è provato dai fatti. Di qui l'avvitamento a imbuto degli operatori che non si fermeranno più nemmeno di fronte alla scoperta della verità, quando dà torto ai loro teoremi precostituiti...
Continua...
http://www.falsiabusi.it/Modena/cortelloni.htm